COR_ROS

Corigliano Rossano nasce anche di fatto, ma dobbiamo aiutarli

 

Il comune di Corigliano Rossano ormai è una realtà giuridica che, secondo me, a giorni diventerà anche una realtà di fatto, con l’approvazione del primo bilancio di previsione del nuovo comune.

Tanto lavoro hanno fatto i Commissari ed i Dirigenti e Quadri, ma tanto ne devono ancora fare. Ecco che tutti noi Calabresi dovremmo essere accanto a Loro, soprattutto i Consiglieri Regionali ed i  Parlamentari Calabresi. Anche perché la Fusione, come vedremo dopo, ha bisogno di risorse, soprattutto per un ente di queste dimensioni.

Lo scopo della Fusione tra comuni é  quello di avere un futuro di prospettiva, per contribuire al raggiungimento di un necessario riordino istituzionale e per avere benefici in termini di razionalizzazione della pubblica amministrazione. Benefici non da poco: servizi più efficienti e meno costosi; risparmi utili a ridurre le imposte locali; il taglio dei costi della politica (perché accorpare comuni comporta meno posti da consigliere, da assessore, da sindaco, da dirigente, ecc.); il favorire un sistema di competitività del territorio, che in molte regioni ormai è inesistente.

Obiettivi che, però, l’Ente risultante dalla fusione non può raggiungere nell’immediato, anzi, inizialmente, dovrà affrontare maggiori oneri, se non altro per l’indispensabile riorganizzazione degli uffici.

Ecco perché il Legislatore ha previso una premialità sui “trasferimenti” per i primi dieci anni dalla Fusione. Ma questa premialità è limitata al tetto massimo di 2 milioni di euro, che possono andare benissimo agli enti di modeste dimensioni ma non a Corigliano Rossano, ormai la terza città di Calabria per abitanti e la prima per territorio, che risulta addirittura essere tre volte quello di Milano.

Corigliano Rossano, ma tutti gli enti di medio grandi dimensioni che dovranno nascere, hanno bisogno che il tetto di 2 milioni di euro annui di premialità sia innalzato ad almeno 10 milioni. Ma il nuovo Ente calabrese ha bisogno anche che si prenda atto che. essendo nato il 31 marzo 2018, la prima annualità di maggior trasferimento deve essere erogata già per il 2018 e non rinviata all’anno prossimo.

Chi può si attivi nell’interesse di tutti i calabresi!

30689060_1685782974791075_4691943066869610477_n

Il mille proroghe salva Catania dal dissesto

“Siamo estremamente soddisfatti per l’approvazione al Senato dell’emendamento al decreto milleproroghe che consente di sospendere le dichiarazioni di dissesto operate dalla Corte dei Conti ai sensi dell’art. 243 comma 7 del Tuel (mancata adozione misure intermedie del piano di rientro) a quei Comuni che approvano un piano finanziario di riequilibrio, rimodulato o rifomulato, entro la data di conversione del decreto, il 24 settembre.

Mi sento di ringraziare il sottosegretario all’interno Candiani e i senatori Schifani e Stancanelli che hanno sostenuto l’emendamento, ma anche gli incoraggiamenti giunti dall’opposizione  al nostro totalizzante impegno per salvare Catania dal dissesto. Considero questa norma -infatti- solo il primo passo di un percorso più articolato per arginare la grave situazione debitoria e su cui, nei prossimi giorni, ci confronteremo ancora con tecnici e forze sociali per individuare assieme le soluzioni più idonee nell’interesse di Catania”  Pogliese sindaco di Catania

Un emendamento al decreto mille proroghe salva Catania dal dissesto, noi come scrivevamo ieri, ne siamo soddisfatti, anche se riteniamo urgente un intervento sistemico sulla norma, nei termini in cui scrivevamo ieri e cioè  che, In luogo del dissesto, nel tuel, si dovrebbe prevedere il solo obbligo della procedura di riequilibrio. In sostanza, all’emergere di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario, Corte Conti provvede a diffidare gli enti ad adottare un piano di riequilibrio. Sanzionando l’omessa adozione nei termini assegnati con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del commissario ad acta, così come avviene per la omessa approvazione dei bilanci. Tuttavia, dato che con la modifica, si vuole salvare le amministrazioni e non gli amministratori, questi ultimi, quando ritenuti responsabili della “insolvenza”, andrebbero adeguatamente sanzionati pecuniariamente, mai con la ineleggibilità, sanzione questa troppo strumentalizzata dalle opposizioni che spesso tifano a favore dell’attuale procedura di dissesto, senza farsi scrupolo dei danni che provocano.

 

 

G67C2216

Rendiamo il riequilibrio alternativa obbligatoria al dissesto

ll dissesto rappresenta per una comunità territoriale un evento sicuramente nefasto ( si vedano gli articoli di stampa locale circa i disagi ed il panico che ha generato la diffida al dissesto per il comune di Catania recentemente notificata da Corte Conti Sicilia). A prescindere dagli aumenti di aliquote e tributi, destinati al solo ripiano dell’indebitamento pregresso, non si riesce mai a soddisfare pienamente le pretese dei creditori, spesso rappresentati da imprese ed artigiani locali, che in tale evenienza rischiano seriamente anche la loro stabilità occupazionale, compromettendo irrimediabilmente l’economia e l’occupazione locali, già seriamente attentate dalla spaventosa crisi che si sta attraversando. Infatti le procedure di dissesto in corso, stentano a chiudersi e probabilmente non si chiuderanno mai, dato che l’articolo 31, comma 15 della Legge 289/2002, ha abrogato la possibilità di far ricorso al mutuo per finanziare la massa passiva del dissesto. In effetti, attualmente, il mutuo può coprire solo debiti di parte capitale o anche debiti di parte corrente, solo però se sorti antecedentemente alla riforma costituzionale del 2001.

 

Il Consiglio di Stato è intervenuto sulla questione, con riferimento al comune di Paola, con l’ordinanza n. 1152/2013 emessa dalla V Sezione il 27 marzo 2013, affermando che il dissesto è un evento di carattere eccezionale e drammatico nella vita dell’Ente comunale, perché cede parte della sua autonomia allo Stato Centrale che penetra nell’Ente con una Commissione Straordinaria di Liquidazione, che gestirà tutte le passività, inoltre il Comune perde la propria capacità di autodeterminazione nelle normali scelte amministrative ed è obbligato, per i cinque anni successivi alla dichiarazione, a predisporre delibere, non revocabili, di aumento massimo di tutte le aliquote/tributi e tasse, inoltre vi è l’obbligo di riduzione drastica del personale in eccedenza, il divieto di nuove assunzioni, il congelamento dei crediti e delle procedure esecutive e dei pignoramenti, il blocco assoluto dell’accensione di nuovi mutui o finanziamenti e il taglio dei servizi indispensabili (mense scolastiche, scuolabus, interventi sociali, etc.). Prosegue poi il Consiglio di Stato indicando all’Ente la via da seguire: evitare in ogni modo la dichiarazione di dissesto attraverso il ricorso ai mezzi legali predisposti dal Legislatore. Allora perché fare fallire un ente locale, espressione esponenziale della collettività.

Ben farebbe allora il Legislatore a puntare sulla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, 243 bis del Tuel, in luogo dell’obbligo al dissesto, guidato da Corte dei conti.

Quindi, la via della adozione del piano pluriennale di riequilibrio appare la più percorribile, anche se sicuramente la più onerosa (nel profilo dell’impegno gestionale per la amministrazione attuale e le future, dato che é comune esperienza infatti che le amministrazioni, con il ricorso alla ordinaria procedura di dissesto, finiscono per essere sgravate da tutta una serie di azioni tendenti al risanamento, continuando nella loro azione scarsamente produttiva, mentre con la procedura di riequilibrio sentirebbero il fiato sul collo della amministrazione e dei cittadini), sarebbe utile che il Legislatore ne prendesse definitivamente atto, prevedendola quale sola via di uscita per la crisi economico finanziaria dell’ente locale.

In luogo del dissesto, nel tuel, si dovrebbe prevedere il solo obbligo della procedura di riequilibrio. In sostanza, all’emergere di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario, Corte Conti provvede a diffidare gli enti ad adottare un piano di riequilibrio. Sanzionando l’omessa adozione nei termini assegnati con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del commissario ad acta, così come avviene per la omessa approvazione dei bilanci. Tuttavia, dato che con la modifica, si vuole salvare le amministrazioni e non gli amministratori, questi ultimi, quando ritenuti responsabili della “insolvenza”, andrebbero adeguatamente sanzionati pecuniariamente, mai con la ineleggibilità, sanzione questa troppo strumentalizzata dalle opposizioni che spesso tifano a favore dell’attuale procedura di dissesto, senza farsi scrupolo dei danni che provocano.

 

 

Numero 31 Anno 2018

apri e scarica il NUMERO 31 ANNO 2018 in pdf

Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

  1. Niente detrazione ICI se l’abitazione dichiarata come principale ha bassi consumi di elettricità
  2. Scade il 30 agosto il termine per la trasmissione del Questionario sui debiti fuori bilancio e disavanzi alla Corte dei Conti
  3. I contratti della P.A. richiedono necessariamente la forma scritta, anche per le ipotesi di rinnovo
  4. Illegittimo l’affidamento di un servizio di importo superiore a 40.000 euro non preceduto da una consultazione opportunamente pubblicizzata

 

  1. Niente detrazione ICI se l’abitazione dichiarata come principale ha bassi consumi di elettricità

Come è noto, in materia di ICI l’art. 8 del Decreto Legislativo n. 504/1992 prevede una detrazione per l’abitazione principale, intendendosi per tale, salva prova contraria, quella di residenza anagrafica.

La giurisprudenza ha chiarito che, come peraltro indicato dalla citata norma, le risultanze anagrafiche non hanno valore assoluto ma possono essere superate da una prova contraria, desumibile da qualsiasi fonte di convincimento e suscettibile di apprezzamento riservato alla valutazione del giudice di merito (in tal senso, cfr. Cass., ord. n. 12299/2017).

Fra gli elementi che possono essere idonei a superare la presunzione di residenza anagrafica, secondo la recente ord. 7 giugno 2018 n. 14793 della Corte di cassazione, può essere utilizzato lo scarso consumo di elettricità nel triennio registrato nell’abitazione dichiarata come principale: e ciò in quanto tale dato oggettivo è indicativo di una presenza solo sporadica e non continuativa del soggetto passivo ICI.

Ricordiamo, infine, che la detrazione opera solo se l’abitazione costituisce dimora abituale non solo del contribuente ma anche dei suoi familiari, non potendo sorgere il diritto alla detrazione ove tale requisito sia riscontrabile solo per il medesimo (Cass., ord. n. 15444/2017).

 

 

  1. Scade il 30 agosto il termine per la trasmissione del Questionario sui debiti fuori bilancio e disavanzi alla Corte dei Conti

Con nota n. 1296 del 9 luglio, la Corte dei Conti sezione Autonomie ha approvato le linee guide per la predisposizione del questionario sui debiti fuori bilancio riconosciuti nell’esercizio 2017 e disavanzi da rendiconto 2017. Il termine per la trasmissione è il 30 agosto, tramite il portale “Con.Te” nella sezione “Invio da EETT”.

Il file, scaricabile nel richiamato portale, dovrà essere predisposto in formato xls o xlsx, senza possibilità di utilizzare il formato pdf o jpeg. Allegate alla nota anche le linee metodologiche per la compilazione del questionario contenenti le informazioni obbligatorie da inserire, quali ad esempio: esistenza di maggior disavanzo da rendiconto 2017, dati anagrafici dell’Ente (codice ISTAT, regione, provincia e denominazione Ente) e l’ammontare dei debiti fuori bilancio riconosciuti suddivisi per tipologia.

Il file originale deve essere compilato senza modifica della struttura ed evitando azioni di copia/incolla che potrebbero alterare l’integrità del file e comprometterebbe il riversamento delle informazioni nel database.

 

 

  1. I contratti della P.A. richiedono necessariamente la forma scritta, anche per le ipotesi di rinnovo

Come indicato dalla giurisprudenza in numerose occasioni (cfr., ad esempio, TAR Lombardia, Brescia, sez. IV, sent. 23 luglio 2018, n. 1795), tutti i contratti di cui sia parte la Pubblica Amministrazione, anche quando agisca iure privatorum, devono essere stipulati in forma scritta, richiesta ad substantiam, atteso che solo tale forma assolve ad una funzione di garanzia del regolare svolgimento dell’attività amministrativa, permettendo d’identificare con precisione il contenuto del programma negoziale, anche ai fini della verifica della necessaria copertura finanziaria e dell’assoggettamento al controllo dell’autorità tutoria.

Ciò determina non solo l’esclusione della possibilità di desumere l’intervenuta stipulazione del contratto da una manifestazione di volontà implicita o da comportamenti meramente attuativi, ma anche la necessità che, salvo diversa previsione di legge, l’intera vicenda negoziale sia consacrata in un unico documento, contenente tutte le clausole destinate a disciplinare il rapporto. Il principio vale anche per il rinnovo dei contratti, che, dunque, non può avvenire tacitamente.

Sul punto, è utile ricordare anche l’orientamento della Corte di cassazione: “Secondo quanto prevede l’art. 17 r.d. n. 2440 del 1923 i contratti della p.a. richiedono la forma scritta ad substantiam, accompagnata dalla unicità del testo documentale. Deriva da quanto precede, pertanto, che nei confronti della p.a. non è configurabile alcun rinnovo tacito del contratto” (cfr. Cass. civ., sez. I, 9 aprile 2015, n. 7135).

 

 

  1. Illegittimo l’affidamento di un servizio di importo superiore a 40.000 euro non preceduto da una consultazione opportunamente pubblicizzata

L’art. 36 comma 2 lett. b) del Codice degli appalti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) prevede la procedura negoziata per gli affidamenti di importo pari ad almeno 40.000 euro ed inferiore a 150.000 euro, previa consultazione degli operatori economici, tramite indagini di mercato o elenchi di operatori economici, nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti.

In relazione allo svolgimento di tale attività di consultazione degli operatori economici, le Linee Guida ANAC n. 4, approvate con deliberazione 1° marzo 2018, n. 206, precisano che “la stazione appaltante assicura l’opportuna pubblicità dell’attività di esplorazione del mercato, scegliendo gli strumenti più idonei in ragione della rilevanza del contratto per il settore merceologico di riferimento e della sua contendibilità, da valutare sulla base di parametri non solo economici. A tal fine la stazione appaltante pubblica un avviso sul profilo di committente, nella sezione «amministrazione trasparente» sotto la sezione «bandi e contratti», o ricorre ad altre forme di pubblicità. La durata della pubblicazione è stabilita in ragione della rilevanza del contratto, per un periodo minimo identificabile in quindici giorni, salva la riduzione del suddetto termine per motivate ragioni di urgenza a non meno di cinque giorni” (punto 5.1.4).

La pubblicità della procedura di consultazione è un elemento fondamentale: infatti, l’eventuale mancanza determina l’illegittimità dell’affidamento, come evidenziato dal TAR Friuli Venezia Giulia nella recente sent. 18 luglio 2018, n. 252.

 

conf-stampa-bilancio-800x445 - Copia

Antiriciclaggio PA dalla formazione alla comunicazione

 

 

La normativa Antiriciclaggio pone in capo alla Pubblica Amministrazione alcuni obblighi:

1) attuare programmi di FORMAZIONE CONTINUA E OBBLIGATORIA, a pena di sanzione (art. 10, commi 5 e 6, D. Lgs. 231/2007)

2) mappare il GRADO di ESPOSIZIONE AL RISCHIO al proprio interno e, conseguentemente, VALUTARE LE MISURE più idonee a mitigarlo

3) PREDISPORRE ATTI ORGANIZZATIVI INTERNI (nomina responsabili e adozione procedura uniforme) per attuare le misure antiriciclaggio e individuare le operazioni sospette

4) COMUNICARE ALL’UNITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA della Banca d’Italia le operazioni sospette

 

L’adeguamento alla normativa di settore, anche alla luce dei numerosi interventi legislativi e regolamentari recenti, che hanno mutato rapidamente gli obblighi formativi e le prassi applicative, è un’operazione complessa, ma quanto mai necessaria per preservare la stabilità dei mercati e perseguire gli obiettivi propri della normativa antiriciclaggio.

 

I NOSTRI SERVIZI PROFESSIONALI

Interdata Cuzzola S.r.l. intende offrire una gamma di servizi idonei a soddisfare al contempo i diversificati obblighi di legge e le concrete e specifiche esigenze della singola Amministrazione.

Oggetto dell’offerta è dunque un’attività di supporto formativo e tecnico-operativo per gli adempimenti Antiriciclaggio, così modulabile:

Analisi di contesto: studio delle caratteristiche dell’Ente (endogene ed esogene) e del suo funzionamento, mediante studio di documentazione e confronto con il personale dirigenziale.

–  Giornate di formazione: incontri frontali, teorico-pratici, per soddisfare al contempo gli obblighi formativi degli Enti ed offrire ai dipendenti strumenti operativi di adeguamento normativo.

Supporto all’individuazione concreta dei rischi propri degli uffici dell’Ente, sulla base delle specifiche caratteristiche dello stesso.

Supporto all’elaborazione delle misure idonee a mitigare il rischio.

Predisposizione di atti organizzativi interni (nomina del Responsabile e dei referenti antiriciclaggio, predisposizione del regolamento interno per agevolare l’individuazione delle operazioni sospette, disciplinare la procedura di segnalazione interna; redazione della relativa modulistica) per l’adeguamento normativo.

Rapporti con l’U.I.F.: supporto nella gestione dei rapporti e delle comunicazioni (anche attraverso le piattaforme telematiche dedicate).

Si tratta di un servizio su misura e di alta professionalità: l’equipe multidisciplinare di esperti del settore (avvocati, commercialisti, consulenti contabili, tributaristi) e la loro competenza ed esperienza pluriennale consentono di rendere una prestazione professionale altamente qualificata, ma soprattutto adeguata alle specifiche esigenze e alla concreta situazione dell’Ente.

In base al contesto del soggetto richiedente, è possibile modulare il servizio, offrendo aggiornamento formativo, affiancamento all’adeguamento rispetto alle novità di legge.

Obiettivo specifico del servizio, in qualunque forma prestato, sarà in ogni caso l’acquisizione di autonomia gestionale dell’Ente rispetto all’osservanza deli obblighi normativi in tema di “Antiriciclaggio”.

 

Per questo, in via promozionale Interdata Cuzzola S.r.l. propone:

– un MODULO FORMATIVO, della durata di 5 ore, destinato a tutti i dipendenti delle PP.AA. per soddisfare gli OBBLIGHI di legge in materia Antiriciclaggio;

– se richiesto dagli amministratori, l’evento formativo sarà affiancato, a seguire e nella stessa giornata, ad una CONSULENZA A TITOLO GRATUITO, finalizzata a verificare e valutare lo stato dell’arte dell’Ente con riguardo all’adeguamento normativo in materia Antiriciclaggio.

per info enzo@cuzzola.it

Numero 30 Anno 2018

apri e scarica il NUMERO 30 ANNO 2018 in pdf

Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

  • L’istanza di occupazione di suolo pubblico per finalità elettorali è esente
    dall’imposta di bollo
  • Rinvio a settembre per il Monitoraggio I semestre 2018
  •  La previsione di risorse per il rimborso delle spese legali per gli
    amministratori comunali è facoltativa e non obbligatoria
  •  La mancata sottoscrizione del patto di integrità può essere sanata tramite
    soccorso istruttorio

 

  1. L’istanza di occupazione di suolo pubblico per finalità elettorali è esente
    dall’imposta di bollo.

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n. 56/E del 18.07.2018, fornisce importati chiarimenti circa l’applicazione dell’imposta di bollo sull’istanza per occupazione di suolo pubblico finalizzata alla raccolta firme a sostegno di referendum, iniziative legislative popolari, petizioni ed istanze, nonché sulle relative autorizzazioni rilasciate dagli enti locali.

La normativa cui fare riferimento è il D.P.R. n. 642 del 1972 e, più in particolare, il relativo Allegato B, denominato “Tabella”, contenente l’elencazione di “Atti, documenti e registri esenti dall’ imposta di bollo in modo assoluto”, nel cui art. 1 vengono considerati esenti dal bollo:

  •  le petizioni agli organi legislativi;
  • atti e documenti riguardanti liste elettorali;
  • atti e documenti relativi all’esercizio dei diritti elettorali ed alla loro tutela sia in sede amministrativa che giurisdizionale.
    Per comodità di lettura e completezza, elenchiamo di seguito gli atti individuati dall’art.1 dell’Allegato B:
  • nella nozione di “petizioni agli organi legislativi”, si possono ricomprendere sia le iniziative con le quali i cittadini esercitano il diritto loro riconosciuto dall’art. 50 della Costituzione in materia di proposte di leggi popolari, sia le analoghe
    iniziative previste dal Trattato dell’Unione europea e dagli Statuti regionali e locali;
  • nella nozione di “atti e documenti relativi all’esercizio dei diritti elettorali” rientrano tutte quelle iniziative finalizzate a consentire l’esercizio, da parte dei cittadini, dei diritti loro riconosciuti dalla Costituzione all’art. 71. In applicazione di tale principio, si ritiene che l’esenzione prevista dal richiamato art. 1 della Tabella con riguardo “agli atti e documenti relativi all’esercizio dei diritti elettorali”, possa ricomprendere anche gli atti e documenti riferiti ad iniziative mediante le quali i cittadini sollecitano un’attività legislativa, nei limiti, tuttavia, in cui tali iniziative siano previste e riconosciute dalla Costituzione o da altre previsioni normative a carattere comunitario,nazionale, regionale o locale.

Sulla base delle nozioni sopra esposte, l’Amministrazione finanziaria ritiene che le richieste di occupazione del suolo pubblico, e le relative autorizzazioni rilasciate dai Comuni, per la raccolta di firme, possano essere esentate in modo assoluto dal pagamento dell’imposta di bollo al ricorrere delle seguenti condizioni:

  •  siano finalizzate a sottoscrivere petizioni alle Camere (art. 50 della Costituzione), al Parlamento europeo (art. 227 del Trattato UE), ai consigli regionali e delle province autonome e ai consigli degli enti locali, secondo quanto previsto dai rispettivi Statuti;
  • siano rivolte a promuovere la presentazione di proposte di legge di iniziativa popolare alle Camere (art. 71 della Costituzione), alla Commissione europea (ECI), ai consigli regionali e delle province autonome, ai consigli degli enti locali, secondo quanto previsto dai rispettivi Statuti;
  • siano dirette a promuovere iniziative politiche per richiedere i referendum previsti dalla Costituzione, dalle leggi e dagli Statuti delle regioni e delle province autonome, nonché dagli Statuti degli enti locali;
  • siano finalizzate all’esercizio dei diritti di voto nell’ambito di una consultazione elettorale per la quale sia stata già fissata la data delle elezioni e l’attività propagandistica o informativa sia svolta durante il c.d. “periodo elettorale”. Le richieste di occupazione del suolo pubblico e i relativi provvedimenti di autorizzazione finalizzati ad iniziative diverse da quelle sopra previste, sono soggette all’imposta di bollo fin dall’origine nella misura di euro 16, per il combinato disposto degli artt. 3 e 4 della tariffa annessa al D.P.R. n. 642/1972.

2. Rinvio a settembre per il Monitoraggio I semestre 2018.

Il termine per la trasmissione del monitoraggio del I semestre 2018 del saldo di finanza pubblica, fissato dalla norma per giorno 30 luglio 2018, è stato rinviato al mese di settembre. Infatti, nelle more della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è stato diffuso il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 23 luglio 2018, n. 182944, concernente il monitoraggio del saldo di finanza pubblica, di cui al comma 466 dell’articolo 1 della legge 11 dicembre 2016, n. 232 delle città metropolitane, delle province e dei comuni per l’anno 2018, emanato ai sensi dell’articolo 1, comma 469, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.
Il citato decreto contiene dati relativi al monitoraggio da inserire nel prospetto MONIT/18 e le istruzioni per la sua trasmissione. Tenuto conto, quindi, che il DM è stato emanato in data successiva alla scadenza del periodo di riferimento del primo semestre 2018 (30 giugno) e a ridosso della scadenza prevista di trenta giorni dalla fine del periodo di riferimento (30 luglio), considerato altresì il periodo delle ferie estive, si ritiene che il primo invio di informazioni, inerenti al monitoraggio del saldo finale di competenza del primo semestre 2018, possa aver luogo entro un mese dalla pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale. Ciò premesso, considerato che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avrà luogo presumibilmente nella prima decade di agosto, si ritiene che il termine per l’invio delle informazioni relative al primo semestre 2018 possa essere fissato non oltre il 10 settembre 2018.

3. La previsione di risorse per il rimborso delle spese legali per gli amministratori comunali è facoltativa e non obbligatoria.

Il comma 5 dell’art. 86 del TUEL, come novellato dall’art. 7-bis della Legge 6 agosto 2015, n. 125, consente, e non impone, al Comune di destinare, in sede di bilancio, risorse sia per l’assicurazione degli amministratori sia per il rimborso delle spese legali da essi sopportate, nei casi ammessi, e comunque “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica“.Quest’ultima disposizione comporta che la relativa spesa sia stata prevista in bilancio, garantendo il mantenimento degli equilibri tra il complesso delle entrate e delle spese della parte corrente del bilancio finanziario triennale.
La Corte dei conti ha avuto modo di occuparsi della norma in diverse occasioni (cfr., ad esempio, sez. reg. di controllo per la Basilicata, del. n. 45/2017/PAR) precisando che, trattandosi di scelte che comportano vantaggi economici per gli
stessi amministratori che le assumono, è necessario che l’ente predetermini, nelle forme previste dal rispettivo ordinamento, i criteri e le modalità cui devono attenersi per l’assegnazione o il riparto dello stanziamento, la cui osservanza deve risultare dai singoli provvedimenti relativi agli interventi di rimborso, ai sensi dell’art. 12, L. n. 241 del 1990; la mancata previsione iniziale o l’insufficiente stanziamento non possono essere superati riconoscendo il debito fuori bilancio, né è consentito apportare variazioni allo stanziamento senza prima aver rigorosamente accertato il mantenimento degli equilibri.
Inoltre, di recente, la sez. reg. di controllo per il Veneto, con la del. n. 240/2018/PAR, ha affermato che la norma non trova applicazione per spese riferite a vicende o a fasi processuali concluse prima dell’entrata in vigore della novella (15 agosto 2015).


4. La mancata sottoscrizione del patto di integrità può essere sanata tramite soccorso istruttorio.


L’art. 83, comma 9, del Codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50/16), prevede espressamente che “Le carenze di qualsiasi elemento formale della domanda possono essere sanate attraverso la procedura di soccorso istruttorio di cui al presente comma. In particolare, in caso di mancanza, incompletezza e di ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del documento di gara unico europeo di cui all’articolo 85, con esclusione di quelle afferenti all’offerta economica e all’offerta tecnica”. Nell’ambito delle procedure di affidamento dei contratti pubblici, in particolare, il soccorso istruttorio è lo strumento che consente di rimediare a eventuali omissioni incompletezze e/o irregolarità di informazioni e documenti utili ai fini della
partecipazione alla gara mediante l’integrazione, in caso di omissione od incompletezza della documentazione, o la regolarizzazione di documenti già presentati ma affetti da irregolarità o errori materiali.
La ratio dell’istituto è evidentemente quella di limitare le ipotesi di esclusione degli operatori economici dalle procedure di gara ai soli casi di carenze gravi e sostanziali dei requisiti di partecipazione alla gara, conseguentemente ampliando la possibilità di concorrere all’aggiudicazione del contratto pubblico, in ossequio al principio del favor partecipationis.
Secondo il TAR Abruzzo, L’Aquila, sent. 12 luglio 2018, n. 294, poiché l’omissione della sottoscrizione del “patto d’integrità” non attiene ai requisiti essenziali dell’offerta, in caso di mancata presentazione del documento è corretta l’applicazione dell’istituto del c.d. soccorso istruttorio.

G67C2216

Fallimentare lo scioglimento dei comuni per mafia

 

Lo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa ed il successivo commissariamento, così come attualmente disciplinato, è un chiaro fallimento. A quanto sembra, in molti ormai siamo giunti a queste conclusioni, non da ultimo  il procuratore De Raho, quando era a Reggio. In  tanti quindi gridiamo alla necessità di cambiare la legge, ma, ovviamente e come sempre, ci asteniamo dal dire come. Questa volta vogliamo dare un contributo propositivo, anche per evitare che, alla fine, si giunga ad un cambiamento che preveda il solo allungamento dei tempi del commissariamento, con buona pace della democrazia e del governo degli eletti.

 

A mio avviso, ma convinto che ogni ulteriore proposta è ben accetta, bisognerebbe rivedere l’impianto normativo nei seguenti punti:

1) proposta per l’accesso

La proposta per l’accesso spetterà sempre alla locale Prefettura e sarà decretata dal Ministero dell’Interno, sentita, entro un termine prestabilito, la Conferenza Unificata Stato, Regioni , Enti locali.

2) commissione di accesso

Nominata dal Ministro, sarà composta da tre soggetti in rappresentanza del Ministero ed integrata da due membri, da nominare entro un termine prestabilito, designati uno dall’Ente locale interessato, fra soggetti estranei al Consiglio, uno dall’Anci regionale.

 

3) scioglimento

Lo scioglimento sarà decretato dal Ministero dell’Interno, sentita , entro un termine prestabilito, la Conferenza Unificata Stato, Regioni , Enti locali.

4) conseguenze

Le conseguenze, oltre tutte quelle altre previste per legge, saranno la pronuncia di decadenza degli amministratori responsabili, la loro sostituzione con i primi dei non eletti nelle rispettive liste di appartenenza, la nomina di una apposita Commissione di verifica degli atti e della gestione, al cui parere va sottoposto ogni atto, appunto di indirizzo o di gestione che sia.

 

 

 

 

12249614_925727334129980_3688889236550282188_n

Antiriciclaggio: la P.A. ha l’obbligo di invio delle segnalazioni di operazioni sospette

L’Antiriciclaggio è un sistema finalizzato a prevenire l’ingresso nel sistema legale di risorse di origine criminale, contribuendo a perseguire il corretto funzionamento dei mercati finanziari e l’integrità dell’economia.

La disciplina di riferimento è stata sottoposta a diversi interventi di modifica e revisione, che hanno coinvolto direttamente la Pubblica Amministrazione, chiamata a tenere il passo ad una vorticosa oscillazione e stratificazione normativa.

Già la Legge n. 143/1991 annoverava tra gli intermediari abilitati ex lege sottoposti alla disciplina antiriciclaggio gli uffici della Pubblica Amministrazione.

 

L’obbligo di invio delle segnalazioni di operazioni sospette per la P.A., introdotto dal D. lgs. n. 56/2004, è stato poi definitivamente consacrato dal D. Lgs. 231/2007, principale impianto normativo di riferimento in materia. Quest’ultimo demandava ad un successivo provvedimento l’individuazione dei c.d. “indicatori di anomalia” finalizzati ad agevolare l’individuazione delle operazioni sospette: ciò è avvenuto con il D.M. del 25.09.2015, che ha portato “a regime” gli obblighi degli Enti pubblici previsti sin dal 2007, indicando la necessità di adottare procedure interne per ottimizzare la valutazione e la segnalazione delle operazioni sospette.

 

La riforma del 2017 (D. Lgs. n. 90/2017) rimescola ancora una volta il quadro normativo, facendo riferimento a “comunicazioni” della P.A. all’Unità di Informazione Finanziaria e chiamando quest’ultima all’adozione di nuove Linee Guida “per la mappatura e la valutazione dei rischi”, poi emanate il 23.04.2018.

Dopo questi interventi normativi gli amministratori locali devono, da un lato, cercare di coglierne affinità e divergenze rispetto alla disciplina precedente, attenendosi alle previsioni del diritto vigente; dall’altro lato, procedere a un necessario adeguamento normativo, rendendo la macchina amministrativa in grado di rispettare gli stringenti adempimenti antiriciclaggio.

 

.

22449722_10212620851291213_9104699673499654131_n

La crisi finanziaria dei Comuni e le vie di uscita

I Comuni, soprattutto quelli dell’Italia centro meridionale, stanno attraversando un problematico periodo di crisi economico-finanziaria, resa ancora più evidente dalla introduzione del bilancio armonizzato.
Ma il Comune non chiude, non fallisce, come le aziende. Il Comune deve continuare la propria attività, sempre e comunque. Allora, anche quando si trova in stato di dissesto finanziario, perché non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e non può fare fronte ai propri debiti, si mette un punto fermo al pregresso, con la dichiarazione di dissesto, e si va avanti, stabilmente riequilibrando il bilancio.
Ma la dichiarazione di dissesto è il momento più grave, che crea danno ai creditori ed ai cittadini.
Esistono momenti di crisi finanziaria più leggeri, per i quali il Legislatore ha approntato opportuni rimedi: come quando bisogna far fronte soltanto ad un disavanzo, per il quale si può predisporre apposito piano di risanamento, ai sensi dell’art. 188 del TUEL; ovvero quando, oltre al disavanzo, bisogna riconoscere anche debiti fuori bilancio, nel qual caso si farà ricorso al piano di riequilibrio finanziario, ai sensi dell’art. 243-bis del medesimo Testo Unico.
Se il tuo Comune sta attraversando un periodo di crisi, noi di Interdata Cuzzola srl, attraverso l’analisi di bilancio del tuo ente, siamo in grado di programmare un percorso di risanamento che lo porterà sicuramente fuori dalla attuale crisi.
Sentiamoci!

Numero 29 Anno 2018

apri e scarica il NUMERO 29 ANNO 2018 in pdf

Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

  • Alcune novità del D.L. n. 85/2018 (c.d. Decreto Dignità)
  • Fondamentale il ruolo dell’organo di revisione per la congruità del fondo passività potenziali
  • L’atto amministrativo adottato dal responsabile incaricato non dirigente non deve necessariamente riportare gli estremi del provvedimento di incarico
  • La commissione di gara può avvalersi di consulenti esterni solo per attività di supporto tecnico e non per attività valutative
  1. Alcune novità del D.L. n. 85/2018 (c.d. Decreto Dignità)

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 161 del 13 luglio 2018 è stato pubblicato il D.L. n. 87/2018,meglio noto come “decreto dignità”, che al suo interno contiene novità rilevanti in materia fiscale e di adempimenti; di seguito ne indichiamo brevemente alcune, rinviando alla lettura del testo integrale del decreto per le altre:

  • iper-ammortamento: spetta a condizione che i beni agevolabili siano destinati a strutture produttive situate nel territorio nazionale; qualora nel corso del periodo di fruizione della maggiorazione tali beni vengano destinati a struttureproduttive situate all’estero, è necessario procedere al recupero dell’iper- ammortamento. Analogamente, il decreto introduce l’obbligodi recupero anche nei casi di cessione dei beni: si tratta di una novità, visto che in passato la cessione a titolo oneroso comportava esclusivamente la perdita del residuo beneficio e non anche la restituzione di quanto in passato dedotto a titolo di iper-ammortamento. Le società possono comunque continuare abeneficiare dell’iper-ammortamento nel caso in cui siano effettuati investimenti sostitutivi: è stata infatti espressamente fatta salva la norma a tal fine introdotta con la Legge di Bilancio 2018, la quale è stata altresì estesa ai casi di delocalizzazione dei beni;
  • spesometro: i dati delle fatture emesse e ricevute relativi al terzo trimestre del 2018 possono essere trasmessi entro il 28 febbraio 2019 (in luogo dell’originariotermine del 30 novembre 2018), mentre i dati semestrali dovranno essere invece trasmessi entro il 30 settembre 2018 per il primo semestre ed entro il 28 febbraio 2019 per il secondo semestre. Si ricorda, tuttavia, che la Legge di Bilancio 2018 ha espressamente previsto l’abrogazione dell’adempimento a decorrere dal 2019 e quest’ultima disposizione non ha subìto alcuna modifica dal decreto;
  • split payment: non si applica più alleprestazioni di servizi effettuate dai professionisti assoggettate a “ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta a titolo di acconto di cui all’art. 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600”. Deve, pertanto, ritenersi che continuino ad a rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento di affari di cui all’art. 25 bis D.P.R. n. 600/1973.

    Le nuove disposizioni, sia in materia di iper-ammortamento per quanto attiene gli investimenti effettuati, sia in materia di split payment per quanto attiene le fatture emesse, trovano applicazione dalla data successiva alla pubblicazione del D.L. n. 87/2018, ossia a partire dal 14 luglio scorso.

2. Fondamentale il ruolo dell’organo di revisione per la congruità del fondo passività potenziali

Il ruolo dell’organo di revisione è fondamentale per la congruità del fondo passività potenziali dell’ente: è quanto ribadito dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo perla Liguria, nella delib. n. 103/2018, depositata lo scorso 20 giugno 2018.

Ne riportiamo un ampio passaggio: “in presenza di contenziosi di ingente valore, l’Entedeve valutare il grado di possibilità/probabilità/quasi certezza dei medesimi, ai fini di procedere ai necessari accantonamenti per evitare che – proprio come sta succedendo con il Comune oggi esaminato – gli importi derivanti dalle relative sentenze di condanna siano tali da minare gli equilibri di bilancio. Tali accantonamenti devono, necessariamente, essere già posti in essere nel corso del giudizio di primo grado e, soprattutto, prima della sentenza di condanna la quale, essendo de iure esecutiva, non rientra più tra le fonti delle c. d. passività potenziali, ma tra quelle dei debiti da riconoscere fuori bilancio, in assenza di una specifica copertura finanziaria.

È facile comprendere la normale riottosità degli amministratori locali a vincolare, magari per anni, risorse a quel punto non più utilizzabili per soddisfare i bisogni dellacomunità, ampliando l’offerta di beni e servizi o riducendo le tariffe dei servizi, ancheai fini di aumentare il proprio consenso. Per questo motivo è, in concreto, decisivo ilruolo dell’Organo di revisione il quale deve periodicamente informarsi sui processi in corso e segnalare la necessità di un pieno ed efficace rispetto dei principi contabili, segnalando esplicitamente tale irregolarità nelle relazioni ai bilanci preventivi e consuntivi sino ad arrivare all’eventuale punto di non dare parere favorevole alla proposta dei medesimi”.

3. L’atto amministrativo adottato dal responsabile incaricato non dirigente non deve necessariamente riportare gli estremi del provvedimento di incarico

Il comma 2 dell’art. 109 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/200) prevede che “Nei comuni privi di personale di qualifica dirigenziale le funzioni di cui all’articolo 107, commi 2 e 3, fatta salva l’applicazione dell’articolo 97, comma 4, lettera d), possono essere attribuite, a seguito di provvedimento motivato del sindaco, ai responsabili degli uffici o dei servizi, indipendentemente dalla loro qualifica funzionale, anche in deroga a ogni diversa disposizione”.

Secondo la giurisprudenza (cfr., recentemente, TAR Calabria, Reggio Calabria, sent.11 luglio 2018, n. 410), non si rinviene all’interno del TUEL alcuna disposizione che prescriva, a pena di illegittimità dell’atto l’obbligo, di fare menzione delprovvedimento di incarico nei provvedimenti amministrativi. L’attribuzionedell’incarico è un requisito che deve essere presente e che assume rilevanza sul piano sostanziale, senza che a nulla possa rilevare la menzione (o la non menzione) dell’esistenza dello stesso sui provvedimenti adottati dal funzionario incaricato.

Di conseguenza, un atto adottato dal responsabile dell’ufficio privo della qualifica didirigente, è legittimo anche se non riporta gli estremi del provvedimento di incarico del Sindaco o della delega di altro dirigente (ovviamente, tale provvedimento deve comunque preesistere in forma scritta).

4. La commissione di gara può avvalersi di consulenti esterni solo per attività di supporto tecnico e non per attività valutative

In più occasioni la giurisprudenza (cfr., ad esempio, Consiglio di Stato, sez. III, sent. 15 gennaio 2016, n. 112; sez. IV, sent. 4 febbraio 2015, n. 552; sez. VI, sent. 5 aprile 2012, n. 2026) ha affermato il principio secondo cui non è inibito alle commissioni di gara di avvalersi di consulenti esterni per meglio valutare elementi di possibile criticità: si pensi, ad esempio, alle gare di appalto aventi ad oggetto software specifici o dispositivi medici di particolare complessità.

Tuttavia, come ribadito recentemente da TAR Toscana, sez. III, nella sent. 5 luglio 2018, n. 970, ciò deve avvenire nei limiti di un mero supporto tecnico e non persupplire all’attività valutativa che compete ai commissari in via esclusiva. Infatti,laddove la commissione di gara delegasse al consulente esterno anche la valutazione si verrebbe a concretizzare una illegittima “integrazione” del collegio,con ciò contravvenendo sia alla regola della commissione quale collegio perfetto sia al principio di esclusività della medesima commissione quale soggetto giudicante.

Interdata Cuzzola S.r.l.

Via del Gelsomino, 37

89128 Reggio Calabria (RC)

partita IVA 01153560808

REA RC116134

Cap. Soc. 10.000 € i.v.

pec direzione@pec.cuzzola.it

email info@cuzzola.it

tel +39 0965 28125

fax +39 0965 187 0378

Copyright 2018 © All Rights Reserved