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Piano di riequilibrio sempre più facile

 

Il Governo ha annunciato all’Assemblea Anci, fra le tante misure di favore e semplificazione per gli enti locali, anche l’inserimento in Legge di Bilancio 2019 di una norma che consenta agli enti che adottano il piano di riequilibrio di ottenere da subito, senza cioè dover attendere, come accade oggi, l’approvazione da Corte dei Conti, il 50% del fondo di rotazione, che ricordiamo può arrivare a 300 euro per abitante.

Ora, se si tiene conto che gli ultimi piani di riequilibrio li abbiamo adottati (ovvero li stiamo adottando) sostanzialmente perché Corte dei Conti, quando non il Revisore, ha costatato una non congruità del Fondo Crediti Dubbia Esigibilità, stanziamento che, una volta adeguato, non comporterà materiale esborso di danaro (cioè pagamento) appare evidente come il fondo di rotazione, ottenuto con il piano di riequilibrio, costituirà una risorsa di liquidità con la quale onorare i debiti pregressi.

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Dissesto o piano di riequilibrio

 

La scelta non è discrezionale e non appartiene quindi agli umori di un’Amministrazione. Oggi i parametri per scegliere sono innanzitutto dettati dalla legge di Bilancio per il 2018, che, in funzione del rapporto massa passiva/spesa corrente, fissa in cinque, dieci, quindici o venti anni la durata del piano. Ora del tutto evidente che, se si sta entro quei parametri, difficilmente la scelta del dissesto, in luogo del piano, possa superare l’esito di un eventuale ricorso, magari presentato dai creditori che temono il danno da dissesto.

Ma un altro motivo, che sta emergendo sempre più evidente, nei casi esaminati dall’inizio di quest’anno, è che lo squilibrio strutturale del bilancio consiste nell’incapiente stanziamento a bilancio del FCDE, ora qualora, in questo caso, si optasse per il dissesto, non si avrebbero debiti pregressi da pagare e da liquidare, mentre si avrebbe l’impossibilità di recuperare un bilancio stabilmente riequilibrato, senza tagliare immediatamente e drasticamente le spese, venendo meno la possibilità di destinare a tale scopo il fondo di rotazione, previsto per gli enti che optano per il piano di riequilibrio. Non solo, il dissesto non risolverebbe il problema di liquidità dell’ente, mentre il piano, essendo il fondo di rotazione sostanzialmente destinato alla copertura del FCDE, genererebbe anche disponibilità di cassa.

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Lotta all’evasione: Comuni poco collaborativi

Il dipartimento Finanza locale del Viminale ha annunciato che con provvedimento del 6 settembre 2018, è stata disposta l’erogazione del contributo per l’anno 2018, spettante ai Comuni per la loro partecipazione all’attività di accertamento fiscale e contributiva per l’anno 2017. Gli importi attribuiti a ciascun ente,in allegato alla nota di ieri, sono stati comunicati dal ministero dell’Economia e delle finanze – dipartimento delle finanze – direzione studi e ricerche economico fiscali.

Sostanzialmente stabile il «montepremi» rispetto all’anno scorso. Il totale, maturato con le «segnalazioni qualificate» che i Comuni hanno inviato nel corso del 2017 all’Agenzia delle Entrate indicando soggetti a forte rischio evasione, è pari a 13.278.451,15 di euro contro i 13.319.929,23 dell’anno precedente. (Fonte Sole24ore)

La CGIA di Mestre, in uno studio dell’anno scorso, aveva reso noto che solo il 7 per cento dei Comuni italiani si è attivato nella lotta all’evasione fiscale (gli ultimi dati disponibili sono riferiti al 2014). Su poco più di 8.000 Comuni presenti in Italia, infatti, solo 550 hanno dato origine ad un’azione collaborativa con l’Amministrazione finanziaria. Inoltre, quei pochi municipi che si sono attivati hanno diminuito il numero degli accertamenti sui tributi erariali (Irpef, Irap, Iva, etc.). Se il picco massimo è stato ottenuto nel 2012 (pari a 3.455 accertamenti), nel 2013 il dato è sceso a 2.916, nel 2014 a 2.701 e nel 2015  a 1.970.

Come si intuisce osservando l’andamento dell’incentivo economico riconosciuto agli enti locali per la loro partecipazione agli accertamenti fiscali, le somme recuperate agli evasori, dopo un picco del 2014, sono in diminuzione. Nel 2011 i Comuni hanno ricevuto 2,9 milioni, nel 2012 tale somma ha sfiorato gli 11 milioni, nel 2013 ha superato i 17,7 milioni e nel 2014 ha toccato quota 21,7 milioni di euro, mentre nel 2017 scende a 13,3 milioni.

 

Malgrado nel tempo sia stata aumentata l’aliquota riconosciuta dal legislatore ai Comuni sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’accertamento a cui hanno collaborato, che per gli anni dal 2012 al 2017 è stata elevata al 100 per cento, la partecipazione dei comuni a questa attività, che pur potrebbe portare risorse aggiuntive agli stessi, è sempre scarsa. Le cause sono certamente da ricercare nella carenza di personale, già insufficiente a gestire gli accertamenti dei tributi propri degli enti, ma questi ultimi farebbero bene a considerare l’ipotesi di esternalizzare il servizio, dato che la mancata attivazione potrebbe configurare anche una sorta di “favoreggiamento” nei confronti degli evasori residenti nel comune.

 

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Corigliano Rossano nasce anche di fatto, ma dobbiamo aiutarli

 

Il comune di Corigliano Rossano ormai è una realtà giuridica che, secondo me, a giorni diventerà anche una realtà di fatto, con l’approvazione del primo bilancio di previsione del nuovo comune.

Tanto lavoro hanno fatto i Commissari ed i Dirigenti e Quadri, ma tanto ne devono ancora fare. Ecco che tutti noi Calabresi dovremmo essere accanto a Loro, soprattutto i Consiglieri Regionali ed i  Parlamentari Calabresi. Anche perché la Fusione, come vedremo dopo, ha bisogno di risorse, soprattutto per un ente di queste dimensioni.

Lo scopo della Fusione tra comuni é  quello di avere un futuro di prospettiva, per contribuire al raggiungimento di un necessario riordino istituzionale e per avere benefici in termini di razionalizzazione della pubblica amministrazione. Benefici non da poco: servizi più efficienti e meno costosi; risparmi utili a ridurre le imposte locali; il taglio dei costi della politica (perché accorpare comuni comporta meno posti da consigliere, da assessore, da sindaco, da dirigente, ecc.); il favorire un sistema di competitività del territorio, che in molte regioni ormai è inesistente.

Obiettivi che, però, l’Ente risultante dalla fusione non può raggiungere nell’immediato, anzi, inizialmente, dovrà affrontare maggiori oneri, se non altro per l’indispensabile riorganizzazione degli uffici.

Ecco perché il Legislatore ha previso una premialità sui “trasferimenti” per i primi dieci anni dalla Fusione. Ma questa premialità è limitata al tetto massimo di 2 milioni di euro, che possono andare benissimo agli enti di modeste dimensioni ma non a Corigliano Rossano, ormai la terza città di Calabria per abitanti e la prima per territorio, che risulta addirittura essere tre volte quello di Milano.

Corigliano Rossano, ma tutti gli enti di medio grandi dimensioni che dovranno nascere, hanno bisogno che il tetto di 2 milioni di euro annui di premialità sia innalzato ad almeno 10 milioni. Ma il nuovo Ente calabrese ha bisogno anche che si prenda atto che. essendo nato il 31 marzo 2018, la prima annualità di maggior trasferimento deve essere erogata già per il 2018 e non rinviata all’anno prossimo.

Chi può si attivi nell’interesse di tutti i calabresi!

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Il mille proroghe salva Catania dal dissesto

“Siamo estremamente soddisfatti per l’approvazione al Senato dell’emendamento al decreto milleproroghe che consente di sospendere le dichiarazioni di dissesto operate dalla Corte dei Conti ai sensi dell’art. 243 comma 7 del Tuel (mancata adozione misure intermedie del piano di rientro) a quei Comuni che approvano un piano finanziario di riequilibrio, rimodulato o rifomulato, entro la data di conversione del decreto, il 24 settembre.

Mi sento di ringraziare il sottosegretario all’interno Candiani e i senatori Schifani e Stancanelli che hanno sostenuto l’emendamento, ma anche gli incoraggiamenti giunti dall’opposizione  al nostro totalizzante impegno per salvare Catania dal dissesto. Considero questa norma -infatti- solo il primo passo di un percorso più articolato per arginare la grave situazione debitoria e su cui, nei prossimi giorni, ci confronteremo ancora con tecnici e forze sociali per individuare assieme le soluzioni più idonee nell’interesse di Catania”  Pogliese sindaco di Catania

Un emendamento al decreto mille proroghe salva Catania dal dissesto, noi come scrivevamo ieri, ne siamo soddisfatti, anche se riteniamo urgente un intervento sistemico sulla norma, nei termini in cui scrivevamo ieri e cioè  che, In luogo del dissesto, nel tuel, si dovrebbe prevedere il solo obbligo della procedura di riequilibrio. In sostanza, all’emergere di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario, Corte Conti provvede a diffidare gli enti ad adottare un piano di riequilibrio. Sanzionando l’omessa adozione nei termini assegnati con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del commissario ad acta, così come avviene per la omessa approvazione dei bilanci. Tuttavia, dato che con la modifica, si vuole salvare le amministrazioni e non gli amministratori, questi ultimi, quando ritenuti responsabili della “insolvenza”, andrebbero adeguatamente sanzionati pecuniariamente, mai con la ineleggibilità, sanzione questa troppo strumentalizzata dalle opposizioni che spesso tifano a favore dell’attuale procedura di dissesto, senza farsi scrupolo dei danni che provocano.

 

 

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Rendiamo il riequilibrio alternativa obbligatoria al dissesto

ll dissesto rappresenta per una comunità territoriale un evento sicuramente nefasto ( si vedano gli articoli di stampa locale circa i disagi ed il panico che ha generato la diffida al dissesto per il comune di Catania recentemente notificata da Corte Conti Sicilia). A prescindere dagli aumenti di aliquote e tributi, destinati al solo ripiano dell’indebitamento pregresso, non si riesce mai a soddisfare pienamente le pretese dei creditori, spesso rappresentati da imprese ed artigiani locali, che in tale evenienza rischiano seriamente anche la loro stabilità occupazionale, compromettendo irrimediabilmente l’economia e l’occupazione locali, già seriamente attentate dalla spaventosa crisi che si sta attraversando. Infatti le procedure di dissesto in corso, stentano a chiudersi e probabilmente non si chiuderanno mai, dato che l’articolo 31, comma 15 della Legge 289/2002, ha abrogato la possibilità di far ricorso al mutuo per finanziare la massa passiva del dissesto. In effetti, attualmente, il mutuo può coprire solo debiti di parte capitale o anche debiti di parte corrente, solo però se sorti antecedentemente alla riforma costituzionale del 2001.

 

Il Consiglio di Stato è intervenuto sulla questione, con riferimento al comune di Paola, con l’ordinanza n. 1152/2013 emessa dalla V Sezione il 27 marzo 2013, affermando che il dissesto è un evento di carattere eccezionale e drammatico nella vita dell’Ente comunale, perché cede parte della sua autonomia allo Stato Centrale che penetra nell’Ente con una Commissione Straordinaria di Liquidazione, che gestirà tutte le passività, inoltre il Comune perde la propria capacità di autodeterminazione nelle normali scelte amministrative ed è obbligato, per i cinque anni successivi alla dichiarazione, a predisporre delibere, non revocabili, di aumento massimo di tutte le aliquote/tributi e tasse, inoltre vi è l’obbligo di riduzione drastica del personale in eccedenza, il divieto di nuove assunzioni, il congelamento dei crediti e delle procedure esecutive e dei pignoramenti, il blocco assoluto dell’accensione di nuovi mutui o finanziamenti e il taglio dei servizi indispensabili (mense scolastiche, scuolabus, interventi sociali, etc.). Prosegue poi il Consiglio di Stato indicando all’Ente la via da seguire: evitare in ogni modo la dichiarazione di dissesto attraverso il ricorso ai mezzi legali predisposti dal Legislatore. Allora perché fare fallire un ente locale, espressione esponenziale della collettività.

Ben farebbe allora il Legislatore a puntare sulla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, 243 bis del Tuel, in luogo dell’obbligo al dissesto, guidato da Corte dei conti.

Quindi, la via della adozione del piano pluriennale di riequilibrio appare la più percorribile, anche se sicuramente la più onerosa (nel profilo dell’impegno gestionale per la amministrazione attuale e le future, dato che é comune esperienza infatti che le amministrazioni, con il ricorso alla ordinaria procedura di dissesto, finiscono per essere sgravate da tutta una serie di azioni tendenti al risanamento, continuando nella loro azione scarsamente produttiva, mentre con la procedura di riequilibrio sentirebbero il fiato sul collo della amministrazione e dei cittadini), sarebbe utile che il Legislatore ne prendesse definitivamente atto, prevedendola quale sola via di uscita per la crisi economico finanziaria dell’ente locale.

In luogo del dissesto, nel tuel, si dovrebbe prevedere il solo obbligo della procedura di riequilibrio. In sostanza, all’emergere di comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria, violazioni degli obiettivi della finanza pubblica allargata e irregolarità contabili o squilibri strutturali del bilancio dell’ente locale in grado di provocarne il dissesto finanziario, Corte Conti provvede a diffidare gli enti ad adottare un piano di riequilibrio. Sanzionando l’omessa adozione nei termini assegnati con lo scioglimento del Consiglio comunale e la nomina del commissario ad acta, così come avviene per la omessa approvazione dei bilanci. Tuttavia, dato che con la modifica, si vuole salvare le amministrazioni e non gli amministratori, questi ultimi, quando ritenuti responsabili della “insolvenza”, andrebbero adeguatamente sanzionati pecuniariamente, mai con la ineleggibilità, sanzione questa troppo strumentalizzata dalle opposizioni che spesso tifano a favore dell’attuale procedura di dissesto, senza farsi scrupolo dei danni che provocano.

 

 

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Antiriciclaggio PA dalla formazione alla comunicazione

 

 

La normativa Antiriciclaggio pone in capo alla Pubblica Amministrazione alcuni obblighi:

1) attuare programmi di FORMAZIONE CONTINUA E OBBLIGATORIA, a pena di sanzione (art. 10, commi 5 e 6, D. Lgs. 231/2007)

2) mappare il GRADO di ESPOSIZIONE AL RISCHIO al proprio interno e, conseguentemente, VALUTARE LE MISURE più idonee a mitigarlo

3) PREDISPORRE ATTI ORGANIZZATIVI INTERNI (nomina responsabili e adozione procedura uniforme) per attuare le misure antiriciclaggio e individuare le operazioni sospette

4) COMUNICARE ALL’UNITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA della Banca d’Italia le operazioni sospette

 

L’adeguamento alla normativa di settore, anche alla luce dei numerosi interventi legislativi e regolamentari recenti, che hanno mutato rapidamente gli obblighi formativi e le prassi applicative, è un’operazione complessa, ma quanto mai necessaria per preservare la stabilità dei mercati e perseguire gli obiettivi propri della normativa antiriciclaggio.

 

I NOSTRI SERVIZI PROFESSIONALI

Interdata Cuzzola S.r.l. intende offrire una gamma di servizi idonei a soddisfare al contempo i diversificati obblighi di legge e le concrete e specifiche esigenze della singola Amministrazione.

Oggetto dell’offerta è dunque un’attività di supporto formativo e tecnico-operativo per gli adempimenti Antiriciclaggio, così modulabile:

Analisi di contesto: studio delle caratteristiche dell’Ente (endogene ed esogene) e del suo funzionamento, mediante studio di documentazione e confronto con il personale dirigenziale.

–  Giornate di formazione: incontri frontali, teorico-pratici, per soddisfare al contempo gli obblighi formativi degli Enti ed offrire ai dipendenti strumenti operativi di adeguamento normativo.

Supporto all’individuazione concreta dei rischi propri degli uffici dell’Ente, sulla base delle specifiche caratteristiche dello stesso.

Supporto all’elaborazione delle misure idonee a mitigare il rischio.

Predisposizione di atti organizzativi interni (nomina del Responsabile e dei referenti antiriciclaggio, predisposizione del regolamento interno per agevolare l’individuazione delle operazioni sospette, disciplinare la procedura di segnalazione interna; redazione della relativa modulistica) per l’adeguamento normativo.

Rapporti con l’U.I.F.: supporto nella gestione dei rapporti e delle comunicazioni (anche attraverso le piattaforme telematiche dedicate).

Si tratta di un servizio su misura e di alta professionalità: l’equipe multidisciplinare di esperti del settore (avvocati, commercialisti, consulenti contabili, tributaristi) e la loro competenza ed esperienza pluriennale consentono di rendere una prestazione professionale altamente qualificata, ma soprattutto adeguata alle specifiche esigenze e alla concreta situazione dell’Ente.

In base al contesto del soggetto richiedente, è possibile modulare il servizio, offrendo aggiornamento formativo, affiancamento all’adeguamento rispetto alle novità di legge.

Obiettivo specifico del servizio, in qualunque forma prestato, sarà in ogni caso l’acquisizione di autonomia gestionale dell’Ente rispetto all’osservanza deli obblighi normativi in tema di “Antiriciclaggio”.

 

Per questo, in via promozionale Interdata Cuzzola S.r.l. propone:

– un MODULO FORMATIVO, della durata di 5 ore, destinato a tutti i dipendenti delle PP.AA. per soddisfare gli OBBLIGHI di legge in materia Antiriciclaggio;

– se richiesto dagli amministratori, l’evento formativo sarà affiancato, a seguire e nella stessa giornata, ad una CONSULENZA A TITOLO GRATUITO, finalizzata a verificare e valutare lo stato dell’arte dell’Ente con riguardo all’adeguamento normativo in materia Antiriciclaggio.

per info enzo@cuzzola.it

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Fallimentare lo scioglimento dei comuni per mafia

 

Lo scioglimento dei comuni per infiltrazione mafiosa ed il successivo commissariamento, così come attualmente disciplinato, è un chiaro fallimento. A quanto sembra, in molti ormai siamo giunti a queste conclusioni, non da ultimo  il procuratore De Raho, quando era a Reggio. In  tanti quindi gridiamo alla necessità di cambiare la legge, ma, ovviamente e come sempre, ci asteniamo dal dire come. Questa volta vogliamo dare un contributo propositivo, anche per evitare che, alla fine, si giunga ad un cambiamento che preveda il solo allungamento dei tempi del commissariamento, con buona pace della democrazia e del governo degli eletti.

 

A mio avviso, ma convinto che ogni ulteriore proposta è ben accetta, bisognerebbe rivedere l’impianto normativo nei seguenti punti:

1) proposta per l’accesso

La proposta per l’accesso spetterà sempre alla locale Prefettura e sarà decretata dal Ministero dell’Interno, sentita, entro un termine prestabilito, la Conferenza Unificata Stato, Regioni , Enti locali.

2) commissione di accesso

Nominata dal Ministro, sarà composta da tre soggetti in rappresentanza del Ministero ed integrata da due membri, da nominare entro un termine prestabilito, designati uno dall’Ente locale interessato, fra soggetti estranei al Consiglio, uno dall’Anci regionale.

 

3) scioglimento

Lo scioglimento sarà decretato dal Ministero dell’Interno, sentita , entro un termine prestabilito, la Conferenza Unificata Stato, Regioni , Enti locali.

4) conseguenze

Le conseguenze, oltre tutte quelle altre previste per legge, saranno la pronuncia di decadenza degli amministratori responsabili, la loro sostituzione con i primi dei non eletti nelle rispettive liste di appartenenza, la nomina di una apposita Commissione di verifica degli atti e della gestione, al cui parere va sottoposto ogni atto, appunto di indirizzo o di gestione che sia.

 

 

 

 

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Antiriciclaggio: la P.A. ha l’obbligo di invio delle segnalazioni di operazioni sospette

L’Antiriciclaggio è un sistema finalizzato a prevenire l’ingresso nel sistema legale di risorse di origine criminale, contribuendo a perseguire il corretto funzionamento dei mercati finanziari e l’integrità dell’economia.

La disciplina di riferimento è stata sottoposta a diversi interventi di modifica e revisione, che hanno coinvolto direttamente la Pubblica Amministrazione, chiamata a tenere il passo ad una vorticosa oscillazione e stratificazione normativa.

Già la Legge n. 143/1991 annoverava tra gli intermediari abilitati ex lege sottoposti alla disciplina antiriciclaggio gli uffici della Pubblica Amministrazione.

 

L’obbligo di invio delle segnalazioni di operazioni sospette per la P.A., introdotto dal D. lgs. n. 56/2004, è stato poi definitivamente consacrato dal D. Lgs. 231/2007, principale impianto normativo di riferimento in materia. Quest’ultimo demandava ad un successivo provvedimento l’individuazione dei c.d. “indicatori di anomalia” finalizzati ad agevolare l’individuazione delle operazioni sospette: ciò è avvenuto con il D.M. del 25.09.2015, che ha portato “a regime” gli obblighi degli Enti pubblici previsti sin dal 2007, indicando la necessità di adottare procedure interne per ottimizzare la valutazione e la segnalazione delle operazioni sospette.

 

La riforma del 2017 (D. Lgs. n. 90/2017) rimescola ancora una volta il quadro normativo, facendo riferimento a “comunicazioni” della P.A. all’Unità di Informazione Finanziaria e chiamando quest’ultima all’adozione di nuove Linee Guida “per la mappatura e la valutazione dei rischi”, poi emanate il 23.04.2018.

Dopo questi interventi normativi gli amministratori locali devono, da un lato, cercare di coglierne affinità e divergenze rispetto alla disciplina precedente, attenendosi alle previsioni del diritto vigente; dall’altro lato, procedere a un necessario adeguamento normativo, rendendo la macchina amministrativa in grado di rispettare gli stringenti adempimenti antiriciclaggio.

 

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La crisi finanziaria dei Comuni e le vie di uscita

I Comuni, soprattutto quelli dell’Italia centro meridionale, stanno attraversando un problematico periodo di crisi economico-finanziaria, resa ancora più evidente dalla introduzione del bilancio armonizzato.
Ma il Comune non chiude, non fallisce, come le aziende. Il Comune deve continuare la propria attività, sempre e comunque. Allora, anche quando si trova in stato di dissesto finanziario, perché non può garantire l’assolvimento delle funzioni e dei servizi indispensabili e non può fare fronte ai propri debiti, si mette un punto fermo al pregresso, con la dichiarazione di dissesto, e si va avanti, stabilmente riequilibrando il bilancio.
Ma la dichiarazione di dissesto è il momento più grave, che crea danno ai creditori ed ai cittadini.
Esistono momenti di crisi finanziaria più leggeri, per i quali il Legislatore ha approntato opportuni rimedi: come quando bisogna far fronte soltanto ad un disavanzo, per il quale si può predisporre apposito piano di risanamento, ai sensi dell’art. 188 del TUEL; ovvero quando, oltre al disavanzo, bisogna riconoscere anche debiti fuori bilancio, nel qual caso si farà ricorso al piano di riequilibrio finanziario, ai sensi dell’art. 243-bis del medesimo Testo Unico.
Se il tuo Comune sta attraversando un periodo di crisi, noi di Interdata Cuzzola srl, attraverso l’analisi di bilancio del tuo ente, siamo in grado di programmare un percorso di risanamento che lo porterà sicuramente fuori dalla attuale crisi.
Sentiamoci!

Interdata Cuzzola S.r.l.

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