Numero 39 Anno 2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

  1. L’Agenzia delle Entrate chiarisce sull’imposta di bollo sul capitolato di appalto pubblico e sul computo metrico estimativo
  2. Spazi Finanziari e rilevanza dell’avanzo di amministrazione per investimenti
  3. La determinazione dell’entità della TARSU è di competenza della Giunta comunale
  4. Legittima la determina dirigenziale che richiede l’assicurazione per lo svolgimento di attività di volontariato a favore del Comune

 

 

  1. L’Agenzia delle Entrate chiarisce sull’imposta di bollo sul capitolato di appalto pubblico e sul computo metrico estimativo

 

Con la recente risposta n. 35/2018 ad un interpello l’Agenzia delle Entrate è intervenuta sulla materia dell’applicazione dell’imposta di bollo ai capitolati e al computo metrico che fanno parte del contratto di appalto pubblico per lavori e servizi.

Come è noto, il Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016, art. 32 comma 14-bis) stabilisce che “I capitolati e il computo estimativo metrico, richiamati nel bando o nell’invito, fanno parte integrante del contratto”.

In particolare, il capitolato, in quanto disciplinante particolari aspetti del contratto (es. termini entro il quale devono essere ultimati i lavori, responsabilità ed obblighi dell’appaltatore, modi di riscossione dei corrispettivi dell’appalto) è riconducibile alle tipologie di cui all’art. 2 della tariffa, parte prima, allegata al DPR 26 ottobre 1972, n. 642, che prevede l’imposta di bollo nella misura di euro 16,00 per ogni foglio, per le “Scritture private contenenti convenzioni o dichiarazioni anche unilaterali con le quali si creano, si modificano, si estinguono, si accertano o si documentano rapporti giuridici di ogni specie, descrizioni, constatazioni e inventari destinati a far prova tra le parti che li hanno sottoscritti”.

Invece, il computo metrico estimativo è qualificabile come elaborato tecnico la cui redazione viene affidata ad un professionista in possesso di determinati requisiti e, quindi, rientra tra gli atti individuati dall’art. 28 della tariffa, parte seconda, del DPR 26 ottobre 1972, n. 642, per i quali è dovuta l’imposta di bollo in caso d’uso nella misura di euro 1,00 per ogni foglio o esemplare. Si precisa che, ai sensi dell’art. 2 del DPR. n. 642 del 1972, si verifica il caso d’uso quando “gli atti, i documenti, e i registri sono presentati all’ufficio del registro per la registrazione”.

Le questioni risolte dall’interpello citato non sono nuove: già in passato, infatti, l’Agenzia, con la risoluzione n. 97/E del 27 marzo 2002, aveva affermato che l’imposta di bollo è dovuta sul capitolato generale e speciale, sull’elenco dei prezzi unitari, sul cronoprogramma, sul processo verbale di consegna, sui verbali di sospensione e di ripresa dei lavori, sul certificato ed sul verbale di ultimazione dei lavori; viceversa, il bollo è dovuto in caso d’uso, oltre che per i computi metrici, anche per gli elaborati progettuali, i piani di sicurezza, il giornale dei lavori, il libretto delle misure, il registro di contabilità, gli stati di avanzamento lavori, i certificati di pagamento ed il conto finale.

 

  1. Spazi Finanziari e rilevanza dell’avanzo di amministrazione per investimenti

Acclarata la ormai certa rilevanza dell’avanzo di amministrazione applicato a spese di investimento nel prospetto del saldo di finanza pubblica, bisognerà capire quali riflessi avranno gli enti che avevo richiesto spazi finanziari per garantire il pareggio di bilancio. La novità introdotta con circolare n. 25 del 3 ottobre 2018 con la quale la Ragioneria generale dello Stato ha fatto un ulteriore passo verso la “liberalizzazione” dell’uso degli avanzi di amministrazione, prospettiva obbligata dopo i due fondamentali interventi della Corte costituzionale (la sentenza n. 247 del 2017 e la sentenza n. 101 del 2018) pone, infatti, alcuni dubbi interpretativi in merito a quei comuni che, nel febbraio 2018, hanno richiesto ed ottenuto spazi finanziari per le spese di investimento finanziate dall’avanzo di amministrazione, fattispecie prevista espressamente dalla norma. In tal caso sorge il dubbio in merito all’eventuale rilevanza o meno dello spazio richiesto in sede di certificazione del pareggio a marzo 2019 o se detto spazio venga “recuperato” con un peggioramento di pari importo del saldo di finanza pubblica. Bisognerà comunque attendere un provvedimento ministeriale che possa chiarire come gli enti dovranno comportarsi anche in relazione al correlato adempimento comunicativo sull’esigibilità della spesa necessaria a valutare o meno che lo spazio concesso sia stato realmente utilizzato.

 

 

  1. La determinazione dell’entità della TARSU è di competenza della Giunta comunale

 

Con la recente sent. 5 ottobre 2018 n. 1262 il TAR Puglia, Bari, sez. I, ha ribadito che rientra nella competenza della Giunta comunale provvedere alla determinazione dell’entità della tariffa TARSU, confermando l’orientamento giurisprudenziale già indicato dal Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (sent. 27 novembre 2012, n. 1046 e sent. 11 marzo 2013, n. 325) e dalla Corte di Cassazione (ord. n. 22545/2017).

Ed infatti, l’art. 42 comma 1 lett. f) del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) riconosce al Consiglio comunale la competenza in materia di “istituzione e ordinamento dei tributi, con esclusione della determinazione delle relative aliquote; disciplina generale delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi”. Secondo la giurisprudenza (cfr. la citata ord. n. 22545/2017 della Corte di Cassazione), la determinazione della tariffa esula dal concetto di istituzione ed ordinamento dei tributi, rappresentando un momento diverso ed ulteriore: per tale motivo, la competenza sul “quantum” della TARSU ricade sulla Giunta che, come è noto, ha competenza residuale rispetto a quanto non espressamente previsto dal Legislatore in capo al Consiglio o al Sindaco (art. 48 comma 2 del TUEL).

 

  1. Legittima la determina dirigenziale che richiede l’assicurazione per lo svolgimento di attività di volontariato a favore del Comune

 

La valorizzazione delle attività di volontariato e il principio di sussidiarietà – in base al quale i corpi minori possono cooperare e, in taluni casi, sostituirsi a quelli di livello superiore e anche agli organismi di governo del territorio nell’esecuzione e nella prestazione di talune attività e di servizi rivolti alla collettività – non implica un’abdicazione totale da parte degli Enti rappresentativi (Comuni, Città Metropolitane, Regioni, Stato) dal compito di disciplinare tali attività, almeno per quanto riguarda gli aspetti entro i quali la loro attività va coordinata con le attività e i fini istituzionali degli Enti direttamente rappresentativi delle collettività.

L’elemento della “volontarietà” delle attività svolte, infatti, e la loro spontaneità non può arrivare al punto da svuotare la funzione della P.A. di regolamentare le attività che si svolgono sul proprio territorio per la pulizia e la manutenzione di beni e di aree pubbliche e di porzioni del territorio che rimangono comunque di pertinenza dell’Ente pubblico.

Il ruolo di cooperazione delle svariate attività e formazioni sociali nelle quali si esprime il volontariato, sotto questo profilo, non è sminuito dalla circostanza che l’autorità amministrativa detti una disciplina-quadro entro la quale l’attività deve essere svolta con la previsione dell’autorizzazione e dell’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile, operante, quest’ultima a vantaggio degli stessi volontari uti singuli.

Di conseguenza, come evidenziato dal TAR Lazio, Roma, sez. II, nella sent. 28 settembre 2018, n. 9640, è legittima la determina del dirigente comunale che, nell’approvare il modulo per gli interventi di volontariato a favore dell’Ente, prevede la necessità di una copertura assicurativa per quanti si vogliano dedicare alla manutenzione e alla pulizia di aree pubbliche appartenenti al patrimonio comunale.

 

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