numero-41-anno-2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

 

  1. L’imposta di registro, ipotecaria e catastale nella cessione dei diritti volumetrici
  2. Imputazione contabile della somma per il riconoscimento di un debito fuori bilancio
  3. Illegittima la mancata messa a disposizione dei consiglieri del parere del revisore al bilancio di previsione
  4. Nulla la clausola del bando che prevede l’esclusione dalla gara anche se il ritardo nella consegna del plico non è imputabile al concorrente per forza maggiore

 

  1. L’imposta di registro, ipotecaria e catastale nella cessione dei diritti volumetrici

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n.80/E del 24 ottobre 2018, fornisce importanti chiarimenti, a seguito di interpello di cui all’art. 11, comma 1, lettera a) legge n.212/2000, circa i casi di applicazione delle agevolazioni di cui all’art. 1, comma 88 della legge n. 205/2017 per gli atti di cessione dei diritti volumetrici.

L’Amministrazione finanziaria, prima di entrare nel merito della questione, mette in evidenza come con il comma 88 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2017 n. 2015, siano state apportate delle modifiche alla all’interno dell’articolo 20 della legge 28 gennaio 1977 n.10, la quale prevedeva che: ”ai provvedimenti, alle convenzioni e agli atti d’obbligo previsti dalla presente legge si applica il trattamento tributario di cui all’art. 32, secondo comma, del DPR 29 settembre 1973, n. 601”.

Il medesimo comma 88 dell’art. 1 della legge 205 del 2017, inserisce una nuova disposizione, che stabilisce: “la disposizione di cui al secondo comma si applica a tutte le convenzioni e atti di cui all’articolo 40-bis della legge provinciale di Bolzano 11 agosto 1997, n. 13, per i quali non siano ancora scaduti i termini di accertamento e di riscossione ai sensi della normativa vigente o rispetto ai quali non sia stata emessa sentenza passata in giudicato”.

Tuttavia, questa nuova disposizione normativa, essendo stata inserita nell’art.20 della legge 10 del 1977, deve essere interpretata in modo coerente con il relativo contesto normativo.

Pertanto, il regime agevolativo previsto dal citato comma 88 non può essere esteso ad atti che, non hanno ad oggetto interventi edilizi riconducibili a quelli previsti dalla disciplina individuata dalla legge n. 10 del 1977, tra i quali rientrano invece, le cessioni di aree per la realizzazione delle opere di urbanizzazione connesse all’intervento edilizio, ovvero gli atti aventi ad oggetto la redistribuzione di aree tra colottizzanti.

Da ciò deriva che esulano dall’ambito applicativo dell’agevolazione gli atti traslativi o costitutivi dei diritti reali immobiliari, che non siano riconducibili a tale disciplina o ad altre disposizioni agevolative ancora vigenti.

Pertanto, l’atto avente ad oggetto la cessione di diritti volumetrici dal Comune X ad una società, da porre in essere in esecuzione di quanto previsto dalla convenzione attuativa di un piano particolareggiato che interessa alcune aree ed edifici situati nel Comune X ed avente ad oggetto la realizzazione dei menzionati interventi edilizi, non può beneficiare del trattamento di favore di cui all’articolo 20 della legge n. 10 del 1977.

Questa interpretazione fornita dall’Agenzia delle Entrate, è condivisa anche dal Ministero dell’Economia e delle Finanze – Dipartimento delle Finanze che, con nota prot. n. 32399 del 23 luglio 2018.

 

  1. Imputazione contabile della somma per il riconoscimento di un debito fuori bilancio

Con la recente delib. n. 21/2018 la Corte dei conti, sez. Autonomie, è ritornata sulle modalità di copertura finanziaria dei debiti fuori bilancio e sulla imputazione contabile della relativa copertura alla luce del D. Lgs. n. 118/2011.

Secondo i giudici, se il riconoscimento riguarda obbligazioni “scadute” (ossia, quelle per le quali il creditore può esigere subito il pagamento perché la prestazione è già stata eseguita) e non vi sia accordo con il creditore per una dilazione, la spesa deve essere impegnata nell’esercizio in cui il debito fuori bilancio è riconosciuto, secondo quanto precisato dal punto 9.1 del principio contabile di cui all’all. 4/2 del citato D. Lgs. n. 118/2011.

Nel caso in cui, invece, sia stata concordata una dilazione, il debito deve essere registrato per intero e per intero essere iscritto nello stato patrimoniale, ma per la copertura si dovrà tenere conto della scadenza delle singole rate secondo quanto concordato nel piano. Ovviamente, l’accordo con i creditori non può avere una mera finalità dilatoria, ma la rateizzazione dovrà comunque rispettare tutti i criteri in materia di programmazione e di effettiva copertura delle quote di spesa previste per le varie annualità. Diversamente, si ricadrebbe in una situazione non dissimile a quella del ritardato riconoscimento, con violazione dei principi di copertura delle spese, di salvaguardia degli equilibri di bilancio e di veridicità dei documenti contabili.

 

  1. Illegittima la mancata messa a disposizione dei consiglieri del parere del revisore al bilancio di previsione

L’art. 174 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che lo schema di bilancio di previsione finanziario sia presentato, unitamente agli allegati, entro il 15 novembre, secondo quanto stabilito dal regolamento di contabilità.

Tra tali allegati rientra il parere dell’organo di revisione che, perciò, deve essere messo a disposizione dei consiglieri nel rispetto di quanto previsto dal suddetto regolamento, sia allo scopo di necessaria conoscenza sia per la presentazione di eventuali emendamenti.

L’eventuale mancanza deve ritenersi illegittima, in quanto compromette il diritto dei consiglieri ad essere informati e ad esprimere consapevolmente il proprio voto: è quanto affermato dal TAR Liguria, sez. I, nella sent. 25 settembre 2018, n. 759. Secondo i giudici, infatti, la violazione dei termini previsti per lo studio e la valutazione dei documenti si riverbera sullo ius in officio dei consiglieri, in particolar modo se di minoranza. Nel caso specifico, inoltre, i giudici hanno evidenziato che tale mancata allegazione doveva considerarsi ancor più grave dalla circostanza che il parere iniziale del revisore era stato negativo e che solo a ridosso della convocazione il parere stesso era diventato favorevole a seguito di un emendamento del Sindaco.

 

  1. Nulla la clausola del bando che prevede l’esclusione dalla gara anche se il ritardo nella consegna del plico non è imputabile al concorrente per forza maggiore

La clausola del bando di gara che prevede l’esclusione nelle ipotesi di assenza di qualsivoglia addebito al concorrente a titolo di colpa e persino nei casi eccezionali di forza maggiore è contraria ai principi generali in materia di gare pubbliche e deve essere dichiarata nulla: è quanto affermato dal TAR Campania, Napoli, sez. V, sent. 17 ottobre 2018, n. 6054.

Secondo i giudici una siffatta clausola si pone in contrasto sia col principio del favor partecipationis, funzionale alla più ampia apertura del settore degli appalti pubblici ed alla massimizzazione della concorrenza, che con quello di tassatività delle cause di esclusione previsto dall’art. 83, comma 8, del Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n. 50/2016), secondo cui “I bandi e le lettere di invito non possono contenere ulteriori prescrizioni a pena di esclusione rispetto a quelle previste dal presente codice e da altre disposizioni di legge vigenti. Dette prescrizioni sono comunque nulle”. In virtù di tale previsione, l’estromissione può essere disposta solo quando il concorrente abbia violato regole poste a tutela di interessi sostanziali della P.A. o a protezione della par condicio tra i partecipanti, ipotesi alle quali non è stato ritenuto ascrivibile il caso concreto in cui il concorrente aveva affidato al corriere TNT, noto operatore nel settore delle consegne, il proprio plico nove giorni prima della scadenza, protocollato dall’Ente ricevente oltre il termine previsto dalla gara.

In relazione alla modalità di spedizione prescelta, trattavasi di un lasso di tempo ordinariamente sufficiente, secondo l’id quod plerumque accidit, a garantire la tempestività della consegna. Quest’ultima, poi, non era andata a buon fine per un disguido certamente non imputabile al mittente ma al corriere o alle procedure di registrazione dell’Amministrazione destinataria.

Per consolidata giurisprudenza il principio di tassatività della cause di esclusione impedisce l’adozione di atti basati su eccessi di formalismo in contrasto con il divieto di aggravamento degli oneri procedimentali e con l’esigenza di ridurre il peso degli oneri formali gravanti sugli operatori economici, riconoscendo giuridico rilievo all’inosservanza di regole procedurali o formali solo in quanto questa impedisca il conseguimento del risultato verso cui l’azione amministrativa è diretta le quali devono essere interpretate in maniera rigorosa senza possibilità di estensione analogica, dovendo essere la ratio delle medesime ispirata ai principi di massima partecipazione alle gare (Cons. Stato, sez. VI 27 febbraio 2018 n. 1202; id. sez. IV, 29 maggio 2014, n. 2778; T.A.R. Lombardia, Brescia, sez. II, 2 novembre 2017, n. 1304).

 

 

Alla luce delle considerazioni svolte, l’art. 16 del disciplinare di gara va dichiarato nullo laddove prevede che l’offerente debba essere escluso in ogni caso di ritardo nella presentazione del plico, anche qualora lo stesso non giunga a destinazione in tempo utile a causa di forza maggiore, con esonero di ogni responsabilità della stazione appaltante anche nel caso di fatto addebitabile alla stessa.

 

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