numero-42-anno-2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

 

  1. Il consorzio ASI non paga l’ICI per gli immobili adibiti a finalità istituzionali
  1. La corretta contabilizzazione del fondo di rotazione per le demolizioni di opere abusive secondo ARCONET
  1. I provvedimenti adottati dal Sindaco nella veste di ufficiale di governo non sono delegabili
  1. Il principio di rotazione non si applica se si invitano tutti i soggetti che ne hanno fatto richiesta

 

 

  1. Il consorzio ASI non paga l’ICI per gli immobili adibiti a finalità istituzionali

La recente ordinanza 22 ottobre 2018, n. 26575 della Corte di cassazione ha affrontato e risolto un’ipotesi particolare che può verificarsi nella prassi dell’ufficio tributi: l’assoggettabilità o meno all’ICI delle aree possedute da un Consorzio ASI (area per lo sviluppo industriale).

La soluzione del quesito non può prescindere dall’analisi di due norme fondamentali:

  • l’art. 7 (rubricato Esenzioni), comma 1 lett. a) del Decreto Legislativo n. 504/1992, secondo cui sono esenti dall’ICI “gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, nonché dai comuni, se diversi da quelli indicati nell’ultimo periodo del comma 1 dell’articolo 4, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dalle unità sanitarie locali, dalle istituzioni sanitarie pubbliche autonome di cui all’articolo 41 della legge 23 dicembre 1978, n. 833, dalle camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali”;
  • l’art. 36, comma 4, della Legge 5 ottobre 1992, n. 317, secondo cui “I consorzi di sviluppo industriale, costituiti ai sensi della vigente legislazione nazionale e regionale sono enti pubblici economici”, spettando alle Regioni soltanto il controllo sui piani economici e finanziari dei Consorzi.

La Corte, dal combinato disposto interpretativo delle suddette norme e richiamando un precedente orientamento giurisprudenziale (cfr. Cass. sez. unite 15 giugno 2010, n. 14293; Cass. sez. 5, 21 gennaio 2016, n. 12797), ha ribadito che i Consorzi ASI, al contempo, assolvono finalità di natura pubblicistica e rimangono, per il resto, soggetti alla normativa generale riguardante gli enti aventi finalità lucrativa. Quindi, in sintesi, nel caso di immobili destinati all’espletamento di compiti istituzionali, l’esenzione ICI può operare; diversamente, nel caso di immobili rientranti nell’esercizio dell’ordinaria attività industriale e commerciale del Consorzio, l’Ente è soggetti all’ICI al pari di qualsiasi operatore commerciale.

Inoltre, stante la natura di stretta interpretazione delle norme fiscali che dispongano esenzioni o agevolazioni, è onere del contribuente allegare e dimostrare che ricorrano in concreto le condizioni per usufruirne (giurisprudenza costante: ex multis, in particolare in tema di ICI, Cass. sez. V, ord. 11 ottobre 2017, n. 23833; Cass. sez. V, 3 dicembre 2010, n. 24593).

 

  1. La corretta contabilizzazione del fondo di rotazione per le demolizioni di opere abusive secondo ARCONET

Nella riunione ARCONET del 17 ottobre scorso si è affermato che l’accesso al fondo di rotazione per le demolizioni di opere abusive (previsto dall’art. 32 comma 12 del D.L. n. 269/2003) non integra un’operazione di indebitamento: ciò in quanto l’attività di demolizione delle opere abusive costituisce un’attività surrogatoria del Comune che interviene in luogo del responsabile dell’abuso che non ha ottemperato all’ordine di demolizione agendo per conto ed in danno di questi che è tenuto a rivalere l’ente.

Si tratta, in sintesi, di un’attività a tutela dell’ordine pubblico sotto il particolare profilo del corretto uso del territorio e le somme utilizzate non costituiscono debito alla luce delle regole della contabilità pubblica perché il loto utilizzo non realizza alcun investimento.

Da un punto di vista contabile è stato chiarito che l’impegno concernente il rimborso dell’anticipazione è imputato al medesimo esercizio in cui è imputato l’accertamento dell’entrata derivante dall’anticipazione stessa.

Infatti, considerato che l’art. 1, comma 1 del Decreto MEF 23 luglio 2004 prevede che le somme erogate in anticipazione sono rimborsate dai Comuni alla CDP S.p.A. entro 60 giorni dall’effettiva riscossione delle somme a carico dei responsabili degli abusi, e in ogni caso, trascorsi cinque anni dalla data di concessione delle anticipazioni, l’obbligazione giuridica concernente il rimborso dell’anticipazione è esigibile nel medesimo esercizio in cui l’anticipazione è erogata.

 

  1. I provvedimenti adottati dal Sindaco nella veste di ufficiale di governo non sono delegabili

Il comma 4 dell’art. 54 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) dispone che “Il sindaco, quale ufficiale del Governo, adotta con atto motivato provvedimenti, anche contingibili e urgenti nel rispetto dei princìpi generali dell’ordinamento, al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana. I provvedimenti di cui al presente comma sono preventivamente comunicati al prefetto anche ai fini della predisposizione degli strumenti ritenuti necessari alla loro attuazione.”

Per consolidata giurisprudenza (cfr., ad esempio, TAR Puglia, Bari, sez. III, sent. 12 ottobre 2018, n. 1295; TAR Campania, Napoli, sez. V, sent. 24 ottobre 2017, n. 5930; TAR Emilia Romagna, Bologna, sez. II, sent. 29 gennaio 2015, n. 71), i poteri del Sindaco quale ufficiale del Governo sono di sua esclusiva competenza e non sono delegabili ad altri organi o funzionari dell’amministrazione comunale.

Applicando tale principio, il TAR Liguria, sez. I, nella sent. 23 ottobre 2018, n. 847, ha ritenuto illegittima un’ordinanza contingibile ed urgente adottata dal responsabile dell’ufficio tecnico e finalizzata all’esecuzione di interventi su un immobile per prevenire pericoli per l’incolumità pubblica.

 

  1. Il principio di rotazione non si applica se si invitano tutti i soggetti che ne hanno fatto richiesta

L’art. 36 del Codice dei contratti pubblici (Decreto Legislativo n. 50/2016) prevede, fra gli altri principi da rispettare per l’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie, quello di rotazione degli inviti e degli affidamenti e in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese.

Secondo il TAR Liguria, sez. II, sent. 30 ottobre 2018, n. 869, tale principio non trova applicazione nelle procedure nelle quali siano stati invitati tutti i soggetti che ne hanno fatto richiesta.

I giudici, perciò, hanno ritenuto condivisibile quanto affermato dall’ANAC nelle Linee guida 26 ottobre 2016 n. 4, aggiornate il 1° marzo 2018, secondo cui “La rotazione non si applica laddove il nuovo affidamento avvenga tramite procedure ordinarie o comunque aperte al mercato, nelle quali la stazione appaltante, in virtù di regole prestabilite dal Codice dei contratti pubblici ovvero dalla stessa in caso di indagini di mercato o consultazione di elenchi, non operi alcuna limitazione in ordine al numero di operatori economici tra i quali effettuare la selezione”.

 

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