numero-45-anno-2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

  1. La fornitura di acqua da parte dei consorzi di bonifica ed irrigazione non rileva ai fini fiscali
  2. La corretta destinazione dei proventi da violazione al limite della velocità
  3. Necessario rispettare il termine previsto a favore dei consiglieri comunali per l’esame della proposta di rendiconto
  4. L’affidamento del servizio al precedente assegnatario è eccezionale e deve essere motivato

 

 

  1. La fornitura di acqua da parte dei consorzi di bonifica ed irrigazione non rileva ai fini fiscali

Segnaliamo la recente risposta n. 80/2018 da parte dell’Agenzia dell’Entrate ad un interpello sulla rilevanza fiscale delle attività poste in essere dai consorzi di bonifica, nella quale i tecnici dell’Agenzia hanno ribadito, ricordando la risalente circolare n. 28 del 28 ottobre 1991, che i consorzi di bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario devono considerarsi enti non commerciali.

Ed infatti, l’art. 1, comma 1-bis, del decreto-legge 11 aprile 1989, n. 125, convertito dalla legge 2 giugno 1989, n. 214, stabilisce che “le attività istituzionalmente proprie, svolte ai sensi delle vigenti disposizioni legislative statali e regionali, da consorzi di bonifica, di irrigazione e di miglioramento fondiario, anche di secondo grado, non costituiscono attività commerciale”.

Conseguentemente, non costituisce provento di natura commerciale qualsiasi somma o rimborso corrisposto ai consorzi in argomento dallo Stato e da enti pubblici, al pari dei contributi versati dai consorziati, sempreché dette somme siano percepite nell’esercizio dell’attività propria dei consorzi ed in conformità alle finalità istituzionali dei medesimi.

Pertanto, come altresì precisato con la citata circolare n. 28 del 1991, non sono assoggettabili ad imposta i contributi consortili e gli altri proventi derivanti dall’attività di manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica attesa anche l’impossibilità di parificare la distribuzione delle acque d’irrigazione ad una mera “erogazione” di servizio, come quelli dell’acqua, gas, luce elettrica, da identificare nell’attività di distribuzione di utenze a soddisfacimento prevalente di un interesse del consumatore, laddove il servizio del Consorzio è assolto prioritariamente nell’interesse generale della bonifica del comprensorio. Di conseguenza, posto che la fornitura di acqua per l’irrigazione da parte dei consorzi rientra nell’attività istituzionale, la stessa non può considerarsi imponibile ai fini delle imposte dirette e dell’IVA.

 

 

  1. La corretta destinazione dei proventi da violazione al limite della velocità

L’art. 142 della legge 30 aprile 1992 n. 285 (nuovo Codice della strada) contiene diposizioni in merito ai limiti di velocità da rispettare nel caso di percorrenza di tratte autostradali, di extraurbane principali, secondarie o locali sino ai centri abitati. Il comma 2 del medesimo articolo dispone che “Entro i limiti massimi suddetti, gli enti proprietari della strada possono fissare, provvedendo anche alla relativa segnalazione, limiti di velocità minimi e limiti di velocità massimi, diversi da quelli fissati al comma 1”. Al fine di controllare il rispetto di suddetti limiti, le amministrazioni locali possono dotarsi di apparecchiature debitamente omologate per verificare l’osservanza dei limiti di velocità; i successivi commi 12 bis e 12 ter prevedono che i proventi delle sanzioni derivanti dall’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità attraverso l’impiego di apparecchi o di sistemi di rilevamento della velocità ovvero attraverso l’utilizzazione di dispositivi o di mezzi tecnici di controllo a distanza delle violazioni sono attribuiti, in misura pari al 50 per cento ciascuno, all’ente proprietario della strada su cui è stato effettuato l’accertamento o agli enti che esercitano le relative funzioni e all’ente da cui dipende l’organo accertatore.

Gli enti destinano le somme derivanti dall’attribuzione delle quote dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie di cui al medesimo comma alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali, ivi comprese la segnaletica e le barriere, e dei relativi impianti, nonché al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, ivi comprese le spese relative al personale, nel rispetto della normativa vigente relativa al contenimento delle spese in materia di pubblico impiego e al patto di stabilità interno.

 

 

  1. Necessario rispettare il termine previsto a favore dei consiglieri comunali per l’esame della proposta di rendiconto

L’art. 227 TUEL dispone che “Il rendiconto della gestione è deliberato entro il 30 aprile dell’anno successivo dall’organo consiliare, tenuto motivatamente conto della relazione dell’organo di revisione. La proposta è messa a disposizione dei componenti dell’organo consiliare prima dell’inizio della sessione consiliare in cui viene esaminato il rendiconto entro un termine, non inferiore a venti giorni, stabilito dal regolamento di contabilità”.

La ratio sottostante alla normativa è chiaramente quella di consentire ai membri del consiglio comunale, chiamati a pronunciarsi in sede di approvazione del rendiconto della gestione, di aver un congruo margine di tempo per poter studiare e documentarsi su di un documento contabile di particolare complessità tecnica e di sicura importanza nella gestione finanziaria e nella vita politica dell’ente locale.

È stato dunque ritenuto necessario dal legislatore che coloro che devono esprimere valutazioni politiche sul predetto conto consuntivo siano messi nella condizione di poter esprimere il proprio intendimento a ragion veduta, attraverso una preliminare compiuta disamina di ciò che andranno ad approvare nella relativa seduta consiliare.

Laddove il termine non sia rispettato, come peraltro affermato in precedenza in numerose occasioni dalla giurisprudenza amministrativa (ad esempio, TAR Campania, Napoli, sez. I, sent. 18 settembre 2017, n. 4412; TAR Calabria, Catanzaro, sez. I, sent. 6 dicembre 2017, n. 1900; TAR Molise, sez. I, sent. 11 aprile 2017, n.133) e ribadito di recente dal TAR Campania, Salerno, sez. II, nella sent. 5 novembre 2018, n. 1546, discende, de plano, l’illegittimità dell’atto adottato.

In altre sentenze (tra le quali si possono ricordare, ex aliis, TAR Calabria, Catanzaro, sez. II, sent. 20 dicembre 2016, n. 2535; TAR Molise, sez. I, sent. 26 febbraio 2016 n. 103) si è ritenuto, invece, che la mancata concessione del termine di legge sia irrilevante ai fini della legittimità degli atti adottati, laddove l’amministrazione dimostri che lo scopo informativo legato al rispetto del termine sia stato comunque raggiunto, ossia che i consiglieri comunali abbiano avuto conoscenza di tutti gli elementi documentali utili ai fini di una effettiva partecipazione al dibattito consiliare, messi a disposizione in un tempo che si può comunque qualificare come congruo.

 

 

  1. L’affidamento del servizio al precedente assegnatario è eccezionale e deve essere motivato

L’art. 36 del Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n. 50/2016) dispone che “L’affidamento e l’esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie di cui all’articolo 35 avvengono nel rispetto dei principi di cui agli articoli 30, comma 1, 34 e 42, nonché del rispetto del principio di rotazione degli inviti e degli affidamenti e in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese”.

Come emerge testualmente dalla lettura della norma, le stazioni appaltanti devono assicurare che nella aggiudicazione degli appalti e delle concessioni sia garantito il rispetto del principio di rotazione degli incarichi. La ratio di tale previsione risiede, infatti, nella esigenza di evitare che in capo al gestore uscente si consolidino condizioni di vantaggio derivanti dal pregresso affidamento.

In attuazione di tale principio, il TAR Campania, Salerno, sez. I, nella sent. 5 novembre 2018, n. 1591, ha ribadito che l’invito all’affidatario uscente riveste carattere eccezionale e deve essere adeguatamente motivato, avuto riguardo al numero ridotto di operatori presenti sul mercato, al grado di soddisfazione maturato a conclusione del precedente rapporto contrattuale ovvero all’oggetto e alle caratteristiche del mercato di riferimento (in tal senso, cfr. la delibera 26 ottobre 2016, n. 1097 dell’Autorità nazionale anticorruzione, Linee guida n. 4).

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