Lotta all’evasione: Comuni poco collaborativi

Il dipartimento Finanza locale del Viminale ha annunciato che con provvedimento del 6 settembre 2018, è stata disposta l’erogazione del contributo per l’anno 2018, spettante ai Comuni per la loro partecipazione all’attività di accertamento fiscale e contributiva per l’anno 2017. Gli importi attribuiti a ciascun ente,in allegato alla nota di ieri, sono stati comunicati dal ministero dell’Economia e delle finanze – dipartimento delle finanze – direzione studi e ricerche economico fiscali.

Sostanzialmente stabile il «montepremi» rispetto all’anno scorso. Il totale, maturato con le «segnalazioni qualificate» che i Comuni hanno inviato nel corso del 2017 all’Agenzia delle Entrate indicando soggetti a forte rischio evasione, è pari a 13.278.451,15 di euro contro i 13.319.929,23 dell’anno precedente. (Fonte Sole24ore)

La CGIA di Mestre, in uno studio dell’anno scorso, aveva reso noto che solo il 7 per cento dei Comuni italiani si è attivato nella lotta all’evasione fiscale (gli ultimi dati disponibili sono riferiti al 2014). Su poco più di 8.000 Comuni presenti in Italia, infatti, solo 550 hanno dato origine ad un’azione collaborativa con l’Amministrazione finanziaria. Inoltre, quei pochi municipi che si sono attivati hanno diminuito il numero degli accertamenti sui tributi erariali (Irpef, Irap, Iva, etc.). Se il picco massimo è stato ottenuto nel 2012 (pari a 3.455 accertamenti), nel 2013 il dato è sceso a 2.916, nel 2014 a 2.701 e nel 2015  a 1.970.

Come si intuisce osservando l’andamento dell’incentivo economico riconosciuto agli enti locali per la loro partecipazione agli accertamenti fiscali, le somme recuperate agli evasori, dopo un picco del 2014, sono in diminuzione. Nel 2011 i Comuni hanno ricevuto 2,9 milioni, nel 2012 tale somma ha sfiorato gli 11 milioni, nel 2013 ha superato i 17,7 milioni e nel 2014 ha toccato quota 21,7 milioni di euro, mentre nel 2017 scende a 13,3 milioni.

 

Malgrado nel tempo sia stata aumentata l’aliquota riconosciuta dal legislatore ai Comuni sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’accertamento a cui hanno collaborato, che per gli anni dal 2012 al 2017 è stata elevata al 100 per cento, la partecipazione dei comuni a questa attività, che pur potrebbe portare risorse aggiuntive agli stessi, è sempre scarsa. Le cause sono certamente da ricercare nella carenza di personale, già insufficiente a gestire gli accertamenti dei tributi propri degli enti, ma questi ultimi farebbero bene a considerare l’ipotesi di esternalizzare il servizio, dato che la mancata attivazione potrebbe configurare anche una sorta di “favoreggiamento” nei confronti degli evasori residenti nel comune.

 

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