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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

  1. Una recente risoluzione sulla gestione IVA per le attività socio-educative
  2. Pubblicata una nuova circolare sulla rendicontazione delle quote del 5 per mille dell’IRPEF destinato ai Comuni
  3. La nomina del Direttore generale del Comune richiede un formale provvedimento
  4. Niente accesso civico ai dati relativi a presenze, straordinari e cedolini dei dipendenti pubblici

 

 

  1. Una recente risoluzione sulla gestione IVA per le attività socio-educative

L’Agenzia delle Entrate, con la risoluzione n.77/E del 16.10.2018, fornisce chiarimenti circa l’applicazione dell’esenzione sull’imposta sul valore aggiunto, per le prestazioni socio – sanitarie rese da un’azienda agricola.

Nel caso in esame, l’azienda agricola, regolarmente iscritta nei registri regionali delle “Fattorie didattiche”, in quello delle “Fattorie sociali” e nel registro delle Comunità per minori, nonché nel SIM (Sistema informativo minori), chiede all’Amministrazione finanziaria se le attività svolte – rese a fronte di un corrispettivo pro – capite calcolato su ogni giorno di effettiva presenza nella Comunità per almeno 6 ore – possano beneficiare dell’esenzione IVA ai sensi dell’art. 10, comma 1 n. 21 del D.P.R. 633/1972.

Nel caso specifico, i servizi erogati dall’azienda agricola, nell’esecuzione di apposite convenzioni stipulate con i Comuni, avevano lo scopo di realizzare interventi, azioni e percorsi, finalizzati all’integrazione socio – educativa e all’ inserimento lavorativo dei minori in situazioni di disagio.

L’Agenzia delle Entrate, nel fornire risposta all’istanza presentata, riprende il dettato dell’art. 10 comma 1, n. 21, il quale prevede che “le prestazioni proprie dei brefotrofi, orfanotrofi, asili, case di riposo per anziani e simili, delle colonie marine, montane e campestri e degli alberghi e ostelli per la gioventù di cui alla legge 21 marzo 1958, n. 326, comprese le somministrazioni di vitto, indumenti e medicinali, le prestazioni curative e le altre prestazioni accessorie”, ponendo attenzione, quindi, non tanto ai requisiti del soggetto che eroga la prestazione, quanto alla natura oggettiva della stessa, la quale deve essere di tipo “sociale”. Pertanto, la conditio sine qua non necessaria affinché si possa applicare l’esenzione è che il servizio rientri nell’alveo di quelli previsti dalla norma sopra citata.

Sulla base di quanto finora esposto, secondo l’Agenzia l’attività svolta dall’azienda agricola rientra a pieno titolo nel campo dei servizi in esenzione IVA, di cui all’art.10 comma 1 n. 21, in quanto presenta natura e finalità essenzialmente sociali, assistenziali e di mero soccorso a favore della gioventù, riconducibili a quelle svolte dalle istituzioni assistenziali tipiche come i brefotrofi, orfanotrofi, asili, e case di riposo per anziani.

  1. Pubblicata una nuova circolare sulla rendicontazione delle quote del 5 per mille dell’IRPEF destinato ai Comuni

Con la Circolare FL n. 17/2018 del 15 ottobre 2018, il Ministero dell’Interno ha ricordato le diverse modalità per la rendicontazione dei contributi corrisposti ai Comuni per la destinazione del 5 per mille dell’IRPEF. In sintesi:

  • i Comuni che ricevono contributi per un importo complessivo inferiore a € 20.000 devono redigere il rendiconto e la relazione illustrativa utilizzando modelli cartacei, conservando l’intera documentazione agli atti del proprio ufficio per non meno di dieci anni;
  • i Comuni destinatari di risorse finanziarie superiori a € 20.000,00 sono obbligati a trasmettere il rendiconto e la relazione illustrativa, con procedura telematica, direttamente alla Direzione Centrale della Finanza Locale.

Le somme devono essere utilizzate entro un anno dalla di ricezione da parte dei Comuni.

Ai sensi dell’art. 161 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), l’erogazione dei fondi può essere sospesa per il mancato invio della documentazione prevista (certificati di bilancio, certificato SOSE).

L’ente locale ha, inoltre, l’obbligo di pubblicazione degli importi percepiti e del rendiconto sul proprio sito istituzionale.

Ricordiamo, infine, che il Ministero potrà effettuare i dovuti controlli sul rendiconto, redatto secondo i modelli ministeriali pubblicati con la Circolare FL n. 13/2015, successivamente modificati con Circolare FL n. 10/2018, debitamente compilati e sottoscritti dai responsabili del Servizio Finanziario, dei Servizi Sociali e dall’Organo di Revisione economico finanziario, nonché su ogni altro elemento utile pertinente alla gestione delle risorse attribuite (es: eventuali contratti stipulati o accordi raggiunti con cooperative o associazioni, fatture dei fornitori, mandati di pagamento, la pubblicazione sul sito web).

 

  1. La nomina del Direttore generale del Comune richiede un formale provvedimento

L’art. 108 del Testo Unico Enti Locali (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede la possibilità che, per i Comuni con popolazione superiore a 100.000 abitanti, il Sindaco nomini un Direttore generale al di fuori della dotazione organica, con contratto a tempo determinato e secondo criteri stabiliti dal regolamento di organizzazione degli uffici e dei servizi, che provvede ad attuare gli indirizzi e gli obiettivi stabiliti dagli organi di governo dell’ente, secondo le direttive impartite dal Sindaco e che sovrintende alla gestione dell’Ente, perseguendo livelli ottimali di efficacia ed efficienza.

Recentemente la Corte dei conti, sez. giurisdizionale Piemonte, nella sent. n. 97 del 24 settembre 2018, ha evidenziato che la nomina rimane sempre una facoltà e non un obbligo e che richiede necessariamente un provvedimento formale, non essendo sufficiente, allo scopo, un’attribuzione orale o implicita del ruolo, ossia ricavabile dall’effettivo svolgimento delle relative funzioni. Tra l’altro, poiché il conferimento di tale incarico comporta un emolumento mensile, il provvedimento formale è fondamentale per la motivazione puntuale ed analitica della sussistenza della condizioni previste dalla normativa per il conferimento di tale incarico.

 

  1. Niente accesso civico ai dati relativi a presenze, straordinari e cedolini dei dipendenti pubblici

Secondo quanto affermato dal garante della privacy nel parere n. 458 del 27 settembre 2018, non è possibile riconoscere l’accesso civico ai dati relativi a presenze, straordinari e cedolini dei singoli dipendenti pubblici. Infatti, tali documenti contengono una estesa gamma di dati e informazioni diversi, particolarmente delicata, non rientrano fra quelli per il quali il Legislatore ha previsto una forma di pubblicità e, in estrema sintesi, non possono essere considerati «atti pubblici».

Lo stesso Decreto Legislativo n. 33/2013, peraltro, prevede che l’accesso civico debba essere rispettoso dei limiti in materia di privacy (art. 3, comma 1) e l’accesso ai suddetti dati, secondo il Garante, può avere ripercussioni negative sul piano personale e sociale dei dipendenti interessati, consentendo una ricostruzione molto dettagliata della loro vita e delle loro abitudini personali.

Peraltro, con riferimento ai dati contenuti nel cedolino dello stipendio, come evidenziato nelle Linee guida dell’ANAC in materia di accesso civico, una «indiscriminata circolazione» dei dati ivi contenuti, siccome in certi casi «utili per accedere a prestiti e finanziamenti», potrebbe «favorire il verificarsi di eventuali furti di identità o di creazione di identità fittizie attraverso le quali esercitare attività fraudolente» (cfr. par. 8.1. e nota n. 12).

 

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