numero-44-anno-2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

  1. Le tariffe della Tari devono essere deliberate entro il termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione
  2. Il provvedimento di acquisizione sanante è di competenza del Consiglio comunale
  3. L’offerta tecnica presentata da un raggruppamento costituendo di professionisti deve essere firmata da tutti i componenti
  4. Non si viola il principio di rotazione se l’amministrazione si rivolge al mercato in generale per l’acquisizione del servizio

 

 

 

  1. Le tariffe della Tari devono essere deliberate entro il termine previsto per l’approvazione del bilancio di previsione

 

In materia di TARI, l’art. 1 comma 169 della Legge n. 296/2006 (Legge Finanziaria 2007) dispone che “Gli enti locali deliberano le tariffe e le aliquote relative ai tributi di loro competenza entro la data fissata da norme statali per la deliberazione del bilancio di previsione. Dette deliberazioni, anche se approvate successivamente all’inizio dell’esercizio purché entro il termine innanzi indicato, hanno effetto dal 1 gennaio dell’anno di riferimento. In caso di mancata approvazione entro il suddetto termine, le tariffe e le aliquote si intendono prorogate di anno in anno”. Similmente, l’art. 1, comma 683 della Legge n. 147/2013 prevede che “Il Consiglio Comunale deve approvare, entro il termine fissato da norme statali per l’approvazione del bilancio di previsione, le tariffe della Tari in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso ed approvato dal consiglio comunale o da altra autorità competente a norma delle leggi vigenti in materia…”.

Recentemente il TAR Campania, Salerno, sez. I, con la sent. 9 novembre 2018, n. 6535, è intervenuta in materia, ribadendo alcuni principi che è opportuno evidenziare.

In primo luogo, i giudici salernitani hanno evidenziato come su tali adempimenti non incide la circostanza che il Comune abbia, eventualmente, deliberato lo stato di dissesto: infatti, in tale evenienza, l’art. 251 comma 5 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che, con riguardo alla TARI, per i termini di adozione delle delibere, per la loro efficacia e l’individuazione dell’organo competente, si applicano le norme ordinarie vigenti in materia e, quindi, trovano applicazione le disposizioni precedentemente citate di cui alla L. n. 296/2006 e alla Legge n. 147/2013.

In secondo luogo, è stato confermato che neppure la previsione dell’art. 193, comma 3, del TUEL (“per il ripristino degli equilibri di bilancio e in deroga all’art. 1, comma 169, della l. 27 dicembre 2006, n. 296, l’ente può modificare le tariffe e le aliquote relative ai tributi di propria competenza entro la data di cui al comma 2”) può in alcun modo avvalorare la tesi della derogabilità del termine de quo, in quanto tale norma si limita a consentire la modifica delle aliquote, ampliando il termine per deliberare, senza incidere sul suo carattere perentorio.

Il legislatore ha, quindi, rimesso alla potestà dell’ente locale la determinazione della tariffa, ma circoscrive tale potere entro un margine di tempo ben definito, costituito dalla data di approvazione del bilancio di previsione. Tale scelta risponde ad un evidente criterio di ragionevolezza, rappresentato dal bilanciamento dell’esigenza di tutela delle situazioni giuridiche soggettive dei cittadini, i quali non possono essere soggetti a prestazioni imposte oltre i limiti fissati dalle norme, e di quella di copertura delle spese previste in bilancio che, con specifico riferimento ai costi di esercizio del servizio di smaltimento dei rifiuti devono essere assicurate mediante il gettito tributario.

 

  1. Il provvedimento di acquisizione sanante è di competenza del Consiglio comunale

Nel caso in cui il Comune abbia utilizzato senza titolo un terreno privato per scopi di interesse pubblico, il relativo provvedimento di acquisizione sanante appartiene alla competenza del Consiglio comunale ex art. 42 comma 2 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000), secondo cui sono attribuite a tale organo gli “acquisti e alienazioni immobiliari, relative permute, appalti e concessioni che non siano previsti espressamente in atti fondamentali o che non ne costituiscano mera esecuzione e che, comunque, non rientrino nella ordinaria amministrazione”: è quanto affermato dal TAR Toscana, sez. I, nella sent. 9 novembre 2014, n. 1444.

Non si tratta di una novità ma della conferma quanto già affermato dal Consiglio di Stato, sez. IV, nella sent. 10 maggio 2018, n. 2810, secondo cui la suddetta norma deve ritenersi comprendere anche l’ipotesi di acquisto di immobili disciplinata dall’art. 42 bis del Testo Unico Espropriazioni (DPR n. 327/2001) che disciplina espressamente l’acquisizione sanante.

Di conseguenza, deve ritenersi illegittimo l’eventuale provvedimento di acquisizione adottato dal dirigente comunale.

 

 

  1. L’offerta tecnica presentata da un raggruppamento costituendo di professionisti deve essere firmata da tutti i componenti

Nel caso di raggruppamento costituendo di professionisti partecipante alla gara di appalto, l’offerta tecnica deve essere sottoscritta da tutti i componenti e la mancanza della firma anche di uno solo dei suddetti professionisti determina l’esclusione dalla procedura: è quanto affermato dal TAR Puglia, Bari, sez. I, nella sent. 5 novembre 2018, n. 1420.

Ed infatti, come indicato già in passato dalla giurisprudenza, “in caso di offerta presentata da un raggruppamento temporaneo non ancora costituito – essa deve, a pena di esclusione, essere sottoscritta da tutti i componenti del costituendo RTI…la sottoscrizione dell’offerta di gara si configura come lo strumento mediante il quale l’autore fa propria la dichiarazione contenuta nel documento, serve a rendere nota la paternità ed a vincolare l’autore alla manifestazione di volontà in esso contenuta. Essa assolve la funzione di assicurare provenienza, serietà, affidabilità e insostituibilità dell’offerta e costituisce elemento essenziale per la sua ammissibilità, sia sotto il profilo formale che sotto quello sostanziale, potendosi solo ad essa riconnettere gli effetti dell’offerta come dichiarazione di volontà volta alla costituzione di un rapporto giuridico. La sua mancanza inficia, pertanto, la validità e la ricevibilità della manifestazione di volontà contenuta nell’offerta senza che sia necessaria, ai fini dell’esclusione, una espressa previsione della legge di gara” (cfr. TAR Lombardia, Brescia, sent. n. 917/2014).

Più di recente lo stesso Consiglio di Stato (sez. V, sent. n. 5488/2016) ha avuto modo di ribadire che “la riconducibilità dell’offerta … a tutti i professionisti … non può essere desunta dal fatto che nella busta contenente la domanda di partecipazione fossero inserite le dichiarazioni dei requisiti generali di tutti e otto gli associati, atteso che la sottoscrizione della domanda si configura come elemento infungibile, costituendo l’unica modalità attraverso cui il concorrente ne assume la paternità con le conseguenti responsabilità nei confronti della stazione appaltante”.

A controprova di quanto sin qui evidenziato, tale ricostruzione si integra compiutamente con la disposizione di cui all’art. 48, comma 5, del Codice dei contratti pubblici (D. Lgs. n. 50/2016) in tema di responsabilità solidale nei confronti della stazione appaltante.

 

4. Non si viola il principio di rotazione se l’amministrazione si rivolge al mercato in generale per l’acquisizione del servizio

Risulta ormai pacifico in giurisprudenza che il principio di rotazione debba considerarsi servente e strumentale rispetto a tale principio di concorrenza e non possa risolversi in un ostacolo ad esso, con la conseguenza che, dunque, il precedente aggiudicatario che abbia ben operato potrà partecipare alla gara se ciò rappresenta un’estensione della platea degli offerenti (in tal senso, ex multis, Consiglio di Stato, sez. VI, sent. n. 4125/2017 e sez. V, sent. n. 5854/2017; TAR Veneto, sez. I, sent. n. 515/2017 e TAR Campania, Napoli, sez. II, sent. n. 1336/2017).

Di conseguenza, come affermato dal TAR Campania, Salerno, sez. I, nella sent. 5 novembre 2018, n. 1574, non vi è alcuna violazione del principio di rotazione laddove l’amministrazione non sceglie discrezionalmente i soggetti da invitare alla gara bensì si rivolge al mercato in generale, rendendo nota, con avviso pubblico, la propria intenzione di acquisire manifestazioni di interesse da parte di tutti gli operatori economici operanti sul mercato per l’affidamento del servizio e, poi, mediante estrazione pubblica (elemento che garantisce l’imparzialità della scelta) individua i cinque operatori economici da invitare a partecipare (in senso conforme, TAR Sardegna, sez. I, sent. n. 493/2018).

 

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