numero-47-anno-2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

 

 

  1. Compensi agli avvocati interni con IRAP a carico del Comune
  2. Disponibile il nuovo questionario unico FC40U per i fabbisogni standard
  3. Il teleriscaldamento rientra nell’ambito dei servizi pubblici locali
  4. Nella gare d’appalto il giudizio di non congruità dell’offerta richiede idonea motivazione

 

 

 

  1. Compensi agli avvocati interni con IRAP a carico del Comune

Il pagamento dell’Irap, dovuto dal Comune sui compensi professionali dei propri avvocati, non deve comportare una corrispondente decurtazione della somma finale corrisposta al singolo avvocato a titolo di compenso professionale: è il principio sancito dalla Corte dei Conti, sez. reg. di controllo per la Lombardia con il parere n. 267/2018.

L’Amministrazione è, infatti, il soggetto passivo dell’obbligazione tributaria, come peraltro già affermato in passato dalle Sezioni Riunite della Corte dei conti con la delib. n. 33 del 30 maggio 2010 e dalle stessa sez. reg. di controllo per la Lombardia con le delib. n. 73/2012 e n. 469/2015. In sintesi, secondo i giudici contabili, è l’ente pubblico ad essere debitore d’imposta e, di conseguente, è tenuto a costituire, nel rispetto dell’ordinamento contabile, la provvista necessaria al pagamento della medesima. In particolare, in aderenza alla necessità di garantire adeguata copertura ad una qualunque spesa gravante sulle amministrazioni pubbliche e di rispettare il principio del pareggio di bilancio posto dall’art. 81 della Costituzione, le somme destinate al pagamento dell’Irap devono trovare preventiva copertura finanziaria in sede di costituzione dei fondi destinati a compensare l’attività dell’avvocatura comunale.

Sul punto, peraltro, si registra anche la pronuncia 5 ottobre 2017, n. 4970, del Consiglio di Stato, sez. V, che ha confermato la legittimità dell’annullamento di un regolamento comunale nel quale si affermava che i compensi dell’avvocatura erano comprensivi degli oneri riflessi e dell’IRAP.

In questa ottica l’Amministrazione deve utilizzare, infatti, le prerogative di organizzazione e programmazione che le sono proprie, reperendo nel bilancio le risorse necessarie per far fronte all’obbligazione tributaria alla quale è tenuta. Del resto, il Comune ricorre sempre alle risorse di bilancio anche per far fronte all’obbligo di pagare il compenso accessorio ai propri legali nel caso di sentenza favorevole con compensazione delle spese, che grava sull’erario in modo integrale (Corte costituzionale, sent. n. 236/2017).

 

  1. Disponibile il nuovo questionario unico FC40U per i fabbisogni standard

A seguito della pubblicazione sulla G.U. n. 275 del 26 novembre scorso del decreto direttoriale della Ragioneria Generale dello Stato del 21 novembre 2018, è disponibile sul portale opendata.sose.it il nuovo questionario unico FC40U per i Comuni, le Unioni di Comuni e le Comunità montane delle Regioni a statuto ordinario e per i Comuni e Unioni di Comuni della Sicilia, ai fini del monitoraggio e della revisione dei fabbisogni standard e delle relative funzioni fondamentali.

Il primo modulo, relativo ai “Dati strutturali, raccoglie le informazioni in merito alle caratteristiche dell’ente e del territorio, nonché alle risorse a disposizione per la produzione dei servizi svolti per le funzioni di istruzione pubblica, settore sociale e asili nido, amministrazione, gestione e controllo (ufficio tecnico), polizia locale, viabilità e trasporti e gestione del territorio e dell’ambiente.

Il secondo modulo, riguardanti i “Dati relativi al personale e dati contabili, raccoglie le informazioni riguardanti le consistenze e le spese del personale addetto a ciascun servizio e riguardanti le entrate (accertamenti) e le spese (impegni) correnti per ogni servizio.

Nella parte conclusiva del questionario, nella sezioneSintesi dei dati contabili, il totale delle spese correnti inserite, calcolato automaticamente dal sistema, deve corrispondere alla somma degli importi presenti nel Quadro 10 del Certificato Consuntivo 2017, codice 10 0930, per il totale dei Macroaggregati.

 

 

  1. Il teleriscaldamento rientra nell’ambito dei servizi pubblici locali

L’art. 112 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) prevede che “Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”.

La genericità della norma si spiega con la circostanza che gli enti locali, ed il Comune in particolare, sono enti a fini generali dotati di autonomia organizzativa, amministrativa e finanziaria (art. 3 TUEL), nel senso che essi hanno la facoltà di determinare da sé i propri scopi e, in particolare, di decidere quali attività di produzione di beni ed attività, purché genericamente rivolte a realizzare fini sociali ed a promuovere lo sviluppo economico e civile della comunità locale di riferimento, assumere come doverose. Quel che rileva è, perciò, la scelta politico-amministrativa dell’ente locale di prendere in carico il servizio, al fine di soddisfare in modo continuativo obiettive esigenze della comunità.

Difettando una espressa definizione del servizio pubblico locale, la giurisprudenza ha riconosciuto tale qualifica a “…quelle attività caratterizzate sul piano oggettivo dal perseguimento di scopi sociali e di sviluppo della società civile, selezionati in base a scelte di carattere eminentemente politico, quanto alla destinazione delle risorse economiche disponibili ed all’ambito di intervento, e, su quello soggettivo, dalla riconduzione diretta o indiretta (per effetto di rapporti concessori o di partecipazione all’assetto organizzativo dell’ente) ad una figura soggettiva di rilievo pubblico…La qualifica di servizio pubblico locale (in contrapposizione a quella di appalto di servizi) è stata pertanto riconosciuta a quelle attività destinate a rendere una utilità immediatamente percepibile ai singoli o all’utenza complessivamente considerata, che ne sopporta i costi direttamente, mediante il pagamento di un’apposita tariffa, così che requisito essenziale della nozione di servizio pubblico locale è la circostanza che il singolo o la collettività ricevano un vantaggio diretto, e non mediato, da un certo servizio” (Consiglio di Stato, sez. V, sent. 2 maggio 2013, n. 2396).

Alla luce delle precedenti osservazioni, il TAR Piemonte, sez. I, nella sent. 27 novembre 2018, n. 1274 ha affermato che anche il servizio di teleriscaldamento, definito dall’art. 1 lett. g) del Decreto Legislativo 3 marzo 2011, n. 28 come “la distribuzione di energia termica in forma di vapore, acqua calda o liquidi refrigerati, da una o più fonti di produzione verso una pluralità di edifici o siti tramite una rete, per il riscaldamento o il raffreddamento di spazi, per processi di lavorazione e per la fornitura di acqua calda sanitaria”, rientra nell’ambito dei servizi pubblici locali “facoltativi” di cui all’art. 112 del TUEL.

 

  1. Nella gare d’appalto il giudizio di non congruità dell’offerta richiede idonea motivazione

Secondo il pacifico orientamento giurisprudenziale (cfr., ad esempio, Consiglio di Stato, sez. V, sent. 17 maggio 2018, n. 2951 e sent. 13 settembre 2018, n. 5378), in caso di valutazione di congruità dell’offerta apparentemente anomala non occorre che la relativa determinazione sia fondata su un’articolata motivazione ripetitiva delle medesime giustificazioni ritenute accettabili o espressiva di ulteriori apprezzamenti; il relativo giudizio favorevole di non anomalia dell’offerta non richiede, dunque, una motivazione puntuale ed analitica, essendo sufficiente anche una motivazione espressa per relationem alle giustificazioni rese dall’impresa offerente, sempre che queste ultime siano a loro volta congrue ed adeguate.

Diverso è il caso in cui il procedimento di verifica si concluda con un esito di non congruità dell’offerta: in tal caso, come ricordato recentemente dal TAR Lazio, Roma, sez. II, nella sent. 26 novembre 2018, n. 11434, la stazione appaltante deve motivare congruamente tale scelta, dato che corrisponde a un criterio logico, prima ancora che giuridico, che la motivazione di esclusione debba avere i requisiti della completezza e della adeguatezza.

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