Numero 6 Anno 2018

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Settimanale “Prometheus”
Rubrica di aggiornamento normativo
IN QUESTO NUMERO

  • Rimborso IVA sul trasporto pubblico locale
  • Il piano della performance deve essere adottato anche dai piccoli Comuni
  • La TARI per agriturismi e alberghi non può essere identica
  • La relazione annuale del Responsabile dell’anticorruzione e della trasparenza non deve essere spedita all’ANAC

1.Rimborso IVA sul trasporto pubblico locale

Il Ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e territoriali, ha pubblicato la circolare n. 7/FL del 30 gennaio 2018 relativa al rimborso dell’IVA per il trasporto pubblico locale previsto dall’art. 9, comma 4, della legge 7 dicembre 1999, n. 472, che riconosce il rimborso agli enti locali, da parte dello Stato, dell’IVA corrisposta in relazione alla gestione dei servizi di trasporto pubblico locale.

In applicazione di tale disposizione, con decreto 22 dicembre 2000 sono state dettate le modalità applicative e di erogazione del contributo ed approvate le relative certificazioni che gli enti locali sono tenuti a produrre. Ai sensi dell’articolo 4, comma 1, del richiamato decreto, l’erogazione del contributo è disposta dal Ministero dell’Interno in favore delle province, dei comuni, delle unioni di comuni, delle città metropolitane e delle comunità montane, ad eccezione di quelli delle regioni Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Sicilia.

A tal riguardo occorre tenere in considerazione le varie disposizioni normative in materia di federalismo fiscale, introdotte a partire dall’anno 2011, nonché variazioni dovute a pronunce del supremo organo di giustizia amministrativa che hanno rideterminato l’insieme degli enti che possono essere considerati potenziali beneficiari del contributo in esame, prevedendo la possibilità di accesso anche ai consorzi tra enti.

Al termine di tale complesso processo di riordino del sistema dei trasferimenti erariali statali, risultano esclusi dall’assegnazione del contributo le province, le città metropolitane ed i comuni delle regioni a statuto ordinario ed i comuni della regione Sardegna. Restano parimenti esclusi da detta assegnazione, come già evidenziato, le province (liberi consorzi comunali per la Regione Siciliana), i comuni, le unioni di comuni, le città metropolitane, i consorzi e le comunità montane facenti parte delle regioni Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige e Sicilia. Nelle more di un completo riordino delle province, sono ancora da considerarsi incluse tra gli enti potenzialmente beneficiari, le province della regione Sardegna.

Una volta individuati i soggetti che rientrano nell’alveo dei potenziali beneficiari (unioni di comuni, consorzi, comunità montane e province della Sardegna), questi ultimi per poter accedere al contributo ai fini del rimborso IVA, dovranno presentare le certificazioni al Ministero dell’Interno nel caso in cui abbiano conseguito maggiori oneri derivanti dai contratti di servizio per la gestione dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale, stipulati in applicazione all’articolo 19 del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422.

Le certificazioni riportate nel citato decreto attuativo del 22 dicembre 2000, da presentare al Ministero dell’Interno, sono il modello “B” (con scadenza ultima in data 28 febbraio 2018) con cui l’ente dichiara l’importo che presume di pagare nel corso dell’anno a titolo di IVA, ed il modello “B1” (con scadenza ultima fissata in data 30 aprile 2018) relativo al dato definitivo dell’IVA pagata dal medesimo ente nell’anno precedente.

Nel caso in cui l’ente dovesse trasmettere tardivamente ovvero omettere il modello “B” entro il termine del 28 febbraio 2018, quest’ultimo perderà l’erogazione, entro il 30 giugno 2018, della prima rata, nel limite del 70 per cento dei pagamenti delle spese relative agli oneri di cui all’articolo 3 del decreto applicativo del 22 dicembre 2000, relative all’anno 2018.

Analogamente, la tardiva o mancata presentazione del modello “B1” entro il termine del 30 aprile 2018, comporta oltre alla perdita del diritto alla corresponsione del relativo contributo, anche il recupero da parte del Ministero dell’Interno della prima rata versata eventualmente entro il 30 giugno dell’anno precedente.

La mancata presentazione entro il termine del 28 febbraio 2018 del modello “B” non pregiudica la possibilità per gli enti di trasmettere, per l’assegnazione del trasferimento erariale concernente l’anno 2019, il modello “B1” entro il 30 aprile 2019.Le predette certificazioni, modello “B” e modello “B1”, dovranno essere trasmesse dai beneficiari alla Prefettura-Ufficio Territoriale del Governo competente per territorio e la relativa verifica del rispetto delle scadenze di cui sopra, sarà verificato tenendo in considerazione la data d’arrivo (se consegnata a mano) o quella del timbro postale (se spedita).

2.Il piano della performance deve essere adottato anche dai piccoli Comuni

Come è noto, l’art. 169 del TUEL (Decreto Legislativo n. 267/2000) dispone che il piano esecutivo di gestione (PEG) è solo facoltativo per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. Tuttavia, la stessa norma, al comma 3-bis, dispone che nel PEG sono unificati organicamente sia il piano dettagliato degli obiettivi di cui all’art. 108, comma 1, del TUEL sia il piano della performance di cui all’art. 10 del decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150.

A questo punto sorge il seguente dubbio: se il Comune sotto i 5.000 abitanti decide, legittimamente, di non adottare il PEG, come deve comportarsi con il piano della performance?

La risposta è stata fornita dalla Corte dei conti, sez. reg. di controllo per la Sardegna nel parere n. 1 del 9 gennaio 2018: secondo i giudici contabili, anche i Comuni inferiori ai 5 mila abitanti, pur non essendo tenuti all’adozione del PEG, devono redigere il piano delle performance. Data la ridotta dimensione dell’ente, che comporta una minima dotazione di personale e spazi angusti nella programmazione della spesa, si tratta di una programmazione minimale, ma comunque necessaria in quanto le norme in materia non hanno previsto aree di esenzione.

L’adozione del piano, per tutti gli enti locali (e a prescindere, quindi, dal numero degli abitanti), è condizione necessaria per l’esercizio della facoltà assunzionale negli esercizi finanziari a venire. Inoltre “l’assegnazione, in via preventiva di precisi obiettivi da raggiungere e la valutazione successiva del grado di raggiungimento degli stessi rappresentano una condizione indispensabile per l’erogazione della retribuzione di risultato” (Sez. controllo Veneto, deliberazione n. 161/PAR/2013; Sez. controllo Puglia, deliberazione n. 123/PAR/2013 e 15/PAR/2016).

L’eventuale accertamento della mancata adozione del piano della performance (e del PEG per i Comuni superiori ai 5.000 abitanti), può comportare, inoltre, il divieto di erogazione della retribuzione di risultato ai dirigenti che ne risultino responsabili.

3.La TARI per agriturismi e alberghi non può essere identica

Come è noto, ai fini della TARI (tassa rifiuti introdotta, nell’ambito della IUC, dall’art. 1 comma 639 della legge 27 dicembre 2013 n. 147, con decorrenza dal 1 gennaio 2014) rileva, quale presupposto d’imposta, la suscettibilità dei locali a produrre rifiuti urbani.

Secondo la giurisprudenza (cfr. recentemente TAR Umbria, sent. 1° febbraio 2018 n. 77), nell’ambito della TARI da applicare alle attività economiche, non è possibile equiparare gli alberghi agli agriturismi: la prima, infatti, è un’attività prettamente commerciale; la seconda deve considerarsi rientrante nell’ambito dell’attività agricola.

Ragioni di proporzionalità, ragionevolezza e adeguatezza nonché il fondamentale principio in “subiecta materia” del “chi inquina paga” (Consiglio di Stato, sez. V, sent. 1° agosto 2015, n. 3781) premono affinché l’Amministrazione indirizzi la propria pur ampia discrezionalità in tema di politica tariffaria nel senso di dover differenziare le due categorie ed introdurre una o più sottocategorie a seconda del contenuto delle prestazioni fornite, tenendo conto di parametri quali, ad es., il numero dei pasti o di clienti ospitabili e la stagionalità dell’attività (T.A.R. Lombardia Brescia sez. I, 6 maggio 2015 n. 628).

Il citato parere, perciò, si conforma all’ormai consolidato orientamento secondo il quale, essendo stata abolita dal 2008 la possibilità per gli enti di modificare autonomamente l’importo dell’indennità, le delibere contenenti eventuali riduzioni, superiori a quella fissate dalla legge, vanno intese come rinunce volontarie ad una parte dell’indennità, che non hanno alcuna influenza sull’ammontare della stessa per gli esercizi successivi (Sezione di controllo per il Piemonte deliberazione n. 278/2012/PAR).

L’aumento delle predette indennità entro i limiti sopra descritti, del resto, non potrà che decorrere dalla relativa deliberazione modificativa della precedente determinazione di riduzione legittimamente assunta dall’ente sulla base della volontaria rinuncia dei precedenti amministratori.

4.La relazione annuale del Responsabile dell’anticorruzione e della trasparenza non deve essere spedita all’ANAC

La relazione annuale del Responsabile dell’anticorruzione e della trasparenza (RPCT), prevista dall’art. 1 comma 14 della Legge n. 190/2012, deve essere compilata sul modello in formato excel pubblicato sul sito dell’ANAC, seguendo le relative istruzioni.

È obbligatoria la pubblicazione sul sito web dell’Ente, su Amministrazione trasparente>Altri contenuti>Prevenzione della Corruzione; tale forma di pubblicità è sufficiente e non è necessario provvedere a spedirne copia anche all’ANAC. La copia, invece, deve essere trasmessa all’organo politico e all’organismo di valutazione indipendente (o al Nucleo di valutazione).

Il RPCT è tenuto a riferire al Consiglio comunale se richiesto. L’OIV (o il NdV) esamina la Relazione annuale del RPCT recante i risultati in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza; per tale verifica l’OIV può chiedere al RPCT informazioni e documenti aggiuntivi.

La scheda è composta da tre fogli excel:

  • anagrafica: in questo foglio vanno inserite le informazioni relative al RPCT o, laddove questa figura sia assente nell’amministrazione/società/ente, all’organo di indirizzo;
  • considerazioni generali: in questo foglio vanno inserite le valutazioni del RPCT rispetto all’effettiva attuazione delle misure di prevenzione della corruzione e al proprio ruolo all’interno dell’amministrazione/società/ente;
  • misure anticorruzione: in questo foglio vanno inserite informazioni sull’adozione e attuazione delle misure di prevenzione della corruzione formulando un giudizio sulla loro efficacia oppure, laddove le misure non siano state attuate, sulle motivazioni della mancata attuazione.

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